Ponente Varazzino


12 Marzo 2008

Varazze ha le sue maschere di carnevale

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Varazze, 12.04.2008.                                  Home page

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Varazze ha le sue maschere di carnevale

Varazze ha finalmente le sue maschere da far sfilare nelle numerose manifestazioni di carnevale, insieme al carro “Papaveri e papere“. Tutto questo grazie all’ingegnoso impegno ed alla dedizione di un folto Gruppo di varazzini che ha dedicato, e continua a farlo, molto del proprio tempo libero in ricerche storiche e ad elaborare scenografie da interpretare in allegria in giro per i paesi della Liguria e non solo.

Dopo la partecipazione del Gruppo Animazione Varazze al carnevale di Loano, avendo letto sulle locandine della manifestazione che il nome della nostra maschera non corrispondeva a quello che ci avevano comunicato, abbiamo chiesto spiegazioni direttamente agli ideatori e una descrizione dei costumi delle due maschere: “Meneghin ou Treggia e Muminin a pescea“.

Riportiamo la risposta puntualmente inviataci dalla responsabile del GAV, a testimonianza di questo storico evento.

Descrizione costume maschere varazzine

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“Ecco alcune spiegazioni sulla maschera Varazzina. In un primo tempo doveva essere soltanto una pescivendola a rappresentare la città  delle donne, poi abbiamo pensato che anche un bel marito pescatore non sarebbe stato male.

Agli amici dell’associazione “Vecchia Loano” che organizzano il carnevale abbiamo comunicato che la maschera sarebbe stata una venditrice di pesce, loro, dovendo stampare i manifesti con un certo anticipo, hanno tradotto pescivendola in dialetto alassino-loanese ed è da qui che è nata la pescella.

In realtà  i nomi sono : “Meneghin ou Treggia e Muminin a pescea“.

Il pescatore indossa pantaloni al ginocchio blu, camicia bianca senza bottoni ma chiusa da lacci (i bottoni erano pericolosissimi per un pescatore perché se malauguratamente si fossero impigliati nella rete mentre veniva calata sarebbe finito in mare), in vita ha una fascia rossa, in testa berretto blu con bordo rosso che richiama la fascia, a tracolla una rete da sciabica (pesca che si fa tirando la rete da riva – oggi proibita).

La venditrice di pesce indossa una scamiciata (abito senza maniche) blu, e sotto una camicia bianca con maniche a tre quarti per evitare di sfregare i polsini sul pesce, sul capo porta un bellissimo “MEZZARO” raffigurante l’albero della vita.

La parola “mezzaro” nasce dall’arabo, da un termine antico che vuol dire “coprire”. I mezzari sono grandi teli di cotone stampato con un campo centrale decorato con l’albero della vita o a fiorellini, incorniciato da un bordo.

I più bei cotoni stampati erano prodotti in India e poi inviati in Europa attraverso le vie di terra o le navi delle Compagnie delle Indie. Genova, città  portuale aperta ai contatti internazionali, ha potuto disporre di coperte ricamate del Bengala e teli stampati ancor prima degli scambi su larga scala organizzati dalle Compagnie, attraverso i suoi contatti con le città  che gravitavano sul Mare Nostrum e con i mercanti che vi operavano.

Il segno dell’intensità  di questi rapporti è fornito dal linguaggio: cotone, mezzaro, mandillo (fazzoletto in genovese) derivano infatti dall’arabo.

Alla fine del cinquecento anche in Liguria nacquero numerosi laboratori tessili che producevano questi grandi teli tipici di cotone stampato, e testimoniano la ricchissima storia artigianale della regione.

La nostra terra ha avuto per secoli la tessitura al centro del proprio patrimonio culturale ed economico.

La tecnica della stampa su cotone, che nel tardo Seicento faceva di questi tessuti veri e propri “simboli …” dell’aristocrazia europea, facendo concorrenza alle stoffe più preziose, fu presto importata dall’India e riprodotta anche in Italia, abbassando i costi di produzione ed ampliando conseguentemente il mercato.

I mezzari, e le tele di cotone in genere, hanno avuto per secoli un forte legame economico e culturale con la Liguria: nell’Ottocento erano infatti un’importante risorsa per Genova e dintorni, dove erano in funzione molte filande e stamperie e dove operavano gli “indianatori”, soprannominati cosଠper evocare l’origine dei cotoni stampati.

Cosà¬, i cotoni stampati per i grandi teli dei mezzari, per i più piccoli “pezzotti” estivi, per la confezione di abiti e “mandilli” (spesso accessori del costume tipico) diventarono elementi di abbigliamento e arredo diffusi e tradizionali nelle doti matrimoniali.

Raffigurati sui mezzari antichi possiamo trovare grandi bouquets centrali in stile occidentale, motivi a piccoli fiori orientaleggianti, navi, minareti, scimmie e molti altri motivi più o meno complessi , sviluppati nei secoli dalle manifatture Liguri. Sicuramente il disegno più famoso è quello dell’albero della vita.

In allegato alcune foto di mezzari molto simili al nostro e una che fa vedere come era indossato.

Stiamo preparando un abito da pescatore in tela blu “de Gàªnes” (da cui il nome “jeans”), tessuto del quale il capoluogo ligure rivendica la provenienza insieme alla città  francese di Nà®mes (denim) perché ci piacerebbe creare un gruppo di pescatori e popolani di fine ottocento (con costumi tipici) che possano seguire le maschere varazzine per rappresentare e pubblicizzare la nostra bella città .

Come avrete notato, nelle foto compare già  un terzo personaggio. E’ un maestro d’ascia soprannominato “U SCAVENNA” che in genovese è una piccola scaglia di legno che si conficca in una mano o altrove mentre si sta lavorando.

“U SCAVENNA” è molto amico di “Muminin a pescea” perché lei è brava nel togliere sia le spine di pesce che il marito spesso, tirando la rete, si conficca nelle mani che le scavenne al suo amico.

Il maestro d’ascia (al quale dobbiamo ancore attribuire il nome) è conosciuto da tutti i varazzini, perché quando gli capita di “prendere” una scavenna, corre all’impazzata per i vicoli alla ricerca di “Muminin” che è in giro con il suo carretto per vendere il pesce, gridando “SCAVENNA !!! SCAVENNA !!!”

Fonte: “Gruppo Animazione Varazze.”

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