Ponente Varazzino


5 novembre 2009

La febbre suina e i segni di pace nelle chiese

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Varazze, 5 novembre 2009.

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influenza-suina-medicinaLa febbre suina e i segni di pace nelle chiese

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del responsabile per la sanità dell’Italia dei Diritti, che tratta del tradizionale scambio di pace nelle chiese in periodo di febbre suina.

COMUNICATO STAMPA

La febbre suina blocca i segni di pace nel Duomo di Milano: il parere di Caporale

Il responsabile per la sanità dell’Italia dei Diritti: ” Sconsigliare il tradizionale scambio di pace è un accorgimento inutile in quanto il virus non attraversa la cute”

Milano, 5 novembre 2009. “Il rischio contagio è identico in qualsiasi luogo pubblico affollato. Sconsigliare il tradizionale scambio di pace è un accorgimento inutile in quanto il virus non attraversa la cute”. Questo è quanto dichiarato da Manlio Caporale, responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, sulla sospensione della stretta di mano, gesto previsto dalla liturgia cattolica, nel Duomo di Milano. Questa ed altre disposizioni, come l’eliminazione dell’acqua benedetta dalle acquasantiere, sono state già affisse per la pratica dei devoti.

“E’ molto più pericoloso lo starnuto, sia in chiesa, sia allo stadio, sia in metropolitana. La più efficace prevenzione è la cura dell’igiene, lavando spesso le mani” – aggiunge l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e, al limite, sfruttare le mascherine non solo contro lo smog urbano.

In linea di massima la vicenda è una vera e propria psicosi che non corrisponde alla situazione reale. Il contatto fisico è inevitabile in qualsiasi luogo pubblico. Sta alla solerzia del cittadino preservare la propria salute – conclude Caporale – attraverso semplici accorgimenti, evitando inoltre dannosi allarmi di pandemie”.

Fonte: Ufficio Stampa Italia dei Diritti

Per approfondire:

Da “Il Messaggerodel 24-10-2009 – QUEST’AMERICA  – Nuova Influenza? Addio popcorn e strette di mano. di Anna Guaita.

“A uno sguardo superficiale, sembra che nulla sia cambiato. Ma poi si nota che i flaconi di gel disinfettante e le salviette antibatteriche sono onnipresenti: in chiesa, a scuola, nei supermercati, negli uffici, negli ospedali, dal dentista, dal parrucchiere, all’ufficio postale, in palestra.

La prima difesa contro l’influenza è lavarsi le mani, con il sapone, a lungo: le autorità mediche americane lo ripetono ossessivamente sin dalla scorsa primavera, quando per la prima volta la ”suina” attraversò i confini con il Messico e approdò negli Usa. Ma è un dato di fatto che la gente non si lava le mani con la frequenza e la cura con cui dovrebbe. C’è addirittura uno studio  che dimostra che se le donne sono abbastanza scrupolose, gli uomini lo sono molto di meno. Dunque, per evitare che la nuova influenza si diffonda anche più velocemente di quanto non stia facendo, le autorità sanitarie hanno capito che affidarsi solo all’acqua calda e al sapone non bastava, e con spirito pratico hanno invaso i luoghi pubblici con gel e salviette, che dovrebbero proteggere quasi quanto un bel lavaggio di mani, se non meglio.

Il gesto di disinfettarsi le mani in pubblico è così diventato un nuovo rito nella vita di tutti i giorni. Ma da più parti del Paese giungono conferme che per paura dell’H1N1 gli americani stanno cambiando abitudini radicate e adottando nuovi riti. L’influenza è ancora in buona parte misteriosa, nel senso che non si può prevedere se diventerà virulenta come fu l’asiatica alla fine degli anni Cinquanta. Ma si è capito che si contagia con enorme facilità, e che viaggia molto comodamente sulla superficie delle mani: una persona starnutisce senza coprirsi la bocca, il virus cade a pioggia sulle superfici entro un raggio di tre metri e ci resta dalle due alle otto ore. Un’altra persona tocca una maniglia, un bottone dell’ascensore, la penna con cui si firma la ricevuta della carta di credito, i tasti del bancomat, la ringhiera di una scala, il carrello del supermercato, e poi si tocca gli occhi, o il naso o la bocca, e il contagio avviene. E’ con questa consapevolezza che gli americani si sono messi a seguire le istruzioni sanitarie, con una coscienziosità quasi maniacale.

Stiamo entrando nella cosiddetta ”holiday season”, quando si susseguono le feste di Halloween a fine ottobre, di Thanksgiving a fine novembre, e poi Natale a dicembre. E’ la stagione in cui si portano in ufficio e a scuola dolci fatti in casa, in cui si organizzano continue festicciole con tanto di bevute e mangiate. E’ la stagione della socializzazione. Ebbene quest’anno la stagione delle feste promette di essere alquanto asettica. Moltissime aziende hanno imposto una legge draconiana: va bene portare dolci e dolcetti in ufficio, ma solo se sono razioni singole ben avvolte plastica, mentre i bicchieri dovranno essere di carta usa-e-getta. L’idea che diverse mani tocchino il cibo, trasferendo il virus su fette di torte, biscotti e bevande, spaventa i manager.

Con lo stesso timore, nelle università i rettori hanno chiesto di smettere le tradizionali bevute in cui la bottiglia di birra passa di studente in studente, o gli spuntini con grossi vassoi pieni di popcorn o patatine fritte in cui tutti infilano la mano per servirsi. E nelle chiese si rinuncia a offrire il calice con il vino consacrato alla comunione e si sta meditando di rinunciare pure all’acqua santa (per ora ci si è limitati a metterci accanto il solito gel disinfettante, ma se l’epidemia diventasse più severa l’acqua santa verrà tolta). Durante la Messa, invece di stringersi la mano in segno di pace, varie comunità hanno adottato il saluto tailandese a mani giunte e con un lieve inchino, altre preferiscono un cenno del capo e un sorriso o le due dita alzate in segno di pace.  Altrove, sul lavoro e in pubblico, invece della stretta di mano c’è chi ha già adottato una lieve gomitata  o meglio ancora il “bump”, il saluto lanciato da Barack Obama e Michelle a pugno chiuso nocche-contro-nocche. E il governo federale stesso insiste con filmati e fotografie che non si deve più starnutire coprendosi la bocca con la mano, ma alzando il braccio e coprendosi con l’incavo del gomito .

I genitori di tutta l’America chiedono riunioni a scuola per discutere di cosa si stia facendo per disinfettare rubinetti, maniglie, banchi e tastiere dei computer. Circolari dei provveditori raccomandano alle famiglie di tenere a casa i bambini se manifestano anche lievi segni di raffreddamento o febbre. E le mamme tornano sui loro passi, e dopo aver insegnato ai loro figli a condividere i giocattoli, ora sono attentissime a evitare che automobiline e bambole passino di mano con il loro possibile carico di virus. La paura dell’influenza rende di nuovo possessivi, e questa volta è legittimo, anzi salutare. In alcune università sono stati approntati dormitori isolati per gli studenti con l’influenza, mentre i professori registrano le loro lezioni e poi le mettono on-line in modo che lo studente malato non rimanga indietro e possa seguirle sul proprio computer pur rimanendo separato dal resto dei compagni. Ma il termine “quarantena” non viene mai citato, sostituito dal più elegante e meno minaccioso “social distancing”, che comunque significa la stessa cosa.

Il Centro per il Controllo delle Malattie Infettive sta intanto spedendo milioni di dosi di vaccino, ma dopo aver promesso che ce ne sarebbe stato a sufficienza per tutti ora deve ammettere che la produzione è in grave ritardo: si favoriranno dunque le persone malate, le donne incinte, i bambini, e il resto della popolazione verrà dopo. Intanto però il numero di coloro che si sono fatti il vaccino contro la normale influenza stagionale è andato alle stelle. E alle stelle sono andate anche le vendite di quel gel antibatterico, appositamente confezionato anche in piccole flaconcini adatti a essere portati a bordo in aereo o infilati in tasca: dalla scorsa primavera le vendite sono aumentate del 130 per cento. Qualcuno dunque ci sta guadagnando. Ma i medici insistono che ci stiamo guadagnando tutti: adottando il nuovo bon ton delle mani pulite, dello starnuto protetto, dell’igiene nelle riunioni sociali, delle scuole disinfettate, non solo si diminuirà il rischio dell’H1N1, ma si terranno a bada anche altre malattie infettive, dal banale raffreddore a quelle più perniciose.”

Da Il Ponente: Intervista con i Virus (dell’influenza A e “stagionale”)

di LORENZO GRAZIOLI – Non sarà una congiunzione sfavorevole delle stelle, che esercita una influentia negativa ed epidemica sul nostro pianeta, così come credevano gli antichi romani; certo è che la storia del uomo si accompagna sempre con quella di epidemie e malanni “di stagione”.
Non di rado la letteratura ne descrisse i sintomi e l’evoluzione, potendo noi oggi identificarvi l’Influenza, così come la intendiamo modernamente. [Continua ... ]

Il direttivo.

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