Ponente Varazzino


6 agosto 2017

Mostra di Caterina Galleano, Demj Canepa ed Ennio Bianchi ad Albisola

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Varazze, 6.08.2017.                              Home page

Mostra di Caterina Galleano, Demj Canepa ed Ennio Bianchi ad Albisola

Presso la piccola ma suggestiva saletta espositiva del Cinema-Teatro “Don Natale Leone” di Albisola Capo, affacciata sulla frequentatissima passeggiata a mare “E. Montale”, si conclude oggi, 6 agosto 2017, una personale dei tre noti Artisti varazzesi: Caterina Galleano, Demj Canepa ed Ennio Bianchi, soci del Gruppo Artisti Varazzesi, che gestisce la “Gallery Malocello” di Varazze.

L’esposizione è stata inaugurata il 31 luglio con la partecipazione del critico d’arte Marco Pennone, di un folto pubblico di appassionati d’arte, amici e parenti tra i quali figurava anche Giuseppe Di Terlizzi, il fotografo socio del Cine Foto Club Varazze, che ha curato il servizio fotografico utilizzato per l’allegata Gallery.

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Proponiamo un passaggio dell’allegata e dettagliata recensione fatta da Marco Pennone: «… tre Artisti molto diversi tra loro: figurativa la Galleano, astratta in prevalenza la Canepa e molto particolare la produzione di Bianchi, in un campo – quello della lavorazione artistica del legno – che ha ben pochi seguaci di tale livello. Tre Artisti che onorano Varazze e che hanno meritato il giusto riconoscimento di critica e pubblico in quel di Albisola.»

Marco Pennone, nella recensione appositamente redatta, traccia un panorama critico su ciascuno di loro.

«Caterina Galleano, in arte Art Chetj, ci presenta una produzione varia e vasta, basata sempre sul figurativo, in cui si esplicita la passione per il proprio lavoro ed una ricerca intima dei valori più pregnanti dell’Arte. Lo spettatore non ha alcuna difficoltà a percepire il suo messaggio, poiché la sua Arte parla all’animo di tutte le persone. Caterina ci offre ritratti a grafite e a carboncino di attori, cantanti ed altri personaggi famosi (G. Garko, Ligabue, M. Mengoni, Grace Kelly…) ma anche ritratti su commissione di gente comune, in particolare di bambini, in cui si evidenzia un uso sapiente del tratteggio, delle luci, delle ombre ed un’attenta indagine psicologica sul personaggio ritratto, spesso reso quasi “vivo” delineando un sorriso od uno sguardo. Chetj esegue anche ritrattistica ad olio, su tela o su legno: nelle sue realizzazioni traspaiono amore e fiducia nella vita. In questo filone, colpiscono soprattutto le maternità ed i ritratti femminili come quello di una violinista. Tra gli oli su tela, emergono gli straordinari ritratti di animali, in particolare i felini (gatti, tigri), di cui sa cogliere i riflessi ed i riverberi luminosi dei loro straordinari occhi; ma ci sono anche cani, cavalli, uccelli: insomma, la varietà e la vivacità del mondo animale che vuole avvicinarsi al mondo umano per catturarne l’attenzione e l’amore. Le sue “nature morte”, a volte anche “antichizzate”, oppure con effetto del “quadro nel quadro” o con elementi in rilievo, non sono affatto “morte” ma “vive”, perché sottratte all’immobilità silente e alla fissità del tempo e proiettate verso una superiore sintesi di atmosfere, luci, colori. I fiori sembrano a volte così freschi e vivi da “parlare” quasi allo spettatore: è il caso di un bellissimo vaso di calle. Tra i vari soggetti che Caterina predilige, vi sono le mareggiate, colte nei momenti più suggestivi del giorno quali le albe e i tramonti; scorci della nostra magnifica terra di Liguria; vari paesaggi marini, compreso un grande paesaggio caraibico dipinto ad acrilici su tela in formato “poster” che rappresenta l’isola di Saona, così chiamata da Colombo in ricordo dell’amata Savona; diverse barche, lo strumento di lavoro così amato dai nostri pescatori liguri… E poi ci sono le ballerine: una sembra riposarsi dopo un frenetico ballo stile “Flash Dance”; altre due sono in “tutù” e sembrano concentrarsi in vista di una prima di un balletto classico, stile “Lago dei Cigni”… Quella di Caterina Galleano è un’arte poliedrica, schietta, accattivante, sensibile alle piccole-grandi cose della vita umana, all’amore per gli animali e per tutto il creato; sa risvegliare in noi sentimenti ed emozioni a volte sopiti nel grigiore quotidiano, infondendoci sensazioni di bellezza, di tenerezza, di gioia e di amore. La frase migliore che la qualifica l’ha riportate lei stessa su un suo “dépliant”: “Il sogno disegna i nostri desideri, ma è la realtà a dare colore alle nostre emozioni”. E la realtà di Art Chetj, pur nel rigore del figurativo, non è mai freddamente oggettiva, ma è permeata da quel soffio di sogno, di desiderio, di colore che le dà vita, che le dà anima.

Demj Canepa è la madre di Caterina Galleano e con lei forma da diversi anni un binomio inscindibile; ha dimostrato nel tempo attitudine per varie forme espressive: infatti, oltre che pittrice e ceramista, è anche una brava poetessa ed ha recentemente pubblicato un bel libretto contenente una scelta di sue liriche illustrate da lei stessa e dalla figlia. Alla mostra di Albisola, Demj ha portato una nutrita serie di piatti di piccole dimensioni, alcuni di ispirazione astratta, altri di ispirazione figurativa, per lo più di soggetto floreale; inoltre due piatti di medie dimensioni con soggetti astratti, ricchi di suggestioni cromatiche e formali. La capacità di sperimentare sempre nuove idee, rinnovandosi continuamente, è uno dei tratti distintivi di Demj. Ama la vivacità dei colori e trova nella pittura e nella ceramica astratta la sua dimensione ideale, in cui dar forma alla sua immaginazione e sfogo alla sua manualità, cercando sempre qualcosa di originale con cui esprimere il suo “io”. Demj ci racconta sentimenti e passioni con colori e forme del tutto personali. Forma, contenuto, cromìe sono coniugati dall’Artista in risultati che, pur ponendosi nel solco di una dimensione astratta e informale, a volte anche gestuale e materica, sanno però rispondere ai cànoni dell’armonia e della raffinatezza visiva. Ed eccoci dunque ai bellissimi piatti di Demj Canepa, in cui un concetto oppure un’idea nata dal profondo affrontano un percorso di stilizzazione e di astrazione che nasce da una ricerca accurata del segno e del colore e da un grande approfondimento teorico e tecnico, per cui l’Autrice studia lo spazio, le geometrie, le forme, i contorni, per poi dare a tutto l’insieme dell’opera la giusta ritmica, il giusto equilibrio, e consentire all’opera stessa di vivere lo spazio in armonia con i colori e i materiali impiegati. Le opere di Demj Canepa rappresentano un momento di massima libertà creativa, in cui emerge prepotentemente la sua vitalità artistica. Demj ci emoziona e ci trascina all’interno della sua Arte: certi suoi piatti son quasi dei vortici che attirano ed assorbono il nostro sguardo. Ella ci coinvolge in un percorso artistico intrigante e caratterizzato da una forte energia creativa. Opere intense, che si propongono con gentilezza ma al tempo stesso con sicurezza all’osservatore, invitato ad intraprendere un percorso cognitivo alla scoperta di un ricco universo interiore.

Ennio Bianchi è un noto ebanista, intarsiatore e modellista navale, varazzino d’adozione ma di origini abruzzesi (Castelvecchio in Subéquo), collaboratore dell’”Associazione Amici del Museo del Mare” di Varazze, con sala espositiva permanente all’interno del porto turistico “Marina di Varazze”. Ricca e nutrita la serie di opere che ha esposto alla “Saletta Leone”. “La mia Croce” ricorda i magnifici Crocifissi liguri ornati di foglie d’oro e d’argento ed anche l’arte bizantina; ai piedi della Croce c’è il “Quadrato magico del SATOR” (“Sator Arepo Tenet Opera Rotas”), un classico dell’occultismo le cui radici affondano nel buio dei secoli fino all’età pompeiana. “La mia Italia” ci presenta uno “Stivale” inserito in un gioco di elementi “estranei” che lo mascherano, lo confondono e lo contrastano: proprio un po’ com’è la situazione socio-politica attuale. Abbiamo poi le “Illusioni ottiche”: a prima vista si scorge una composizione di cubi visti dall’alto; continuando a fissare l’opera, gli stessi cubi ci sembreranno raffigurati come visti dal basso. Il nostro sguardo si sposta da un’interpretazione all’altra, poiché le considera valide entrambe. In “Vortice astratto” delle spirali sembrano muoversi sopra un fondo molto fitto di figure geometriche. Abbiamo poi l’”Effetto vasca – le quattro torri”, con senso della profondità spaziale: visto dall’alto, sembra proprio una vasca che va in giù, se invece lo si considera dal basso, si nota l’elevazione delle quattro torrette. In “Due diverse prospettive” due coni possono creare diversi effetti prospettici in diverse direzioni. “Fatti catturare” sembra quasi una ragnatela che pulsa e il nostro sguardo entra direttamente nell’opera e ci “assorbe”, per poi respingerci. “Le vipere” è un’opera molto particolare ed enigmatica; abbiamo poi una “Rosa dei Venti”, omaggio alla F.I.V.L. E non mancano anche i quadri, come delle “casette storte” che ci richiamano un po’ Van Gogh e un quadretto in stile cubista. Su di un tavolino sono esposti gli oggetti in legno (mortai, pestelli, cubi, bomboniere, centritavola ecc.) da cui Bianchi è partito prima di realizzare le opere più impegnative, che lui stesso considera un po’ come delle “estensioni” in piano degli oggetti. In tutte le sue realizzazioni, Ennio Bianchi evidenzia un certosino lavoro manuale: egli è impegnato nella ricerca e nella sperimentazione di nuove ed elaborate proposte, capaci sempre di stimolare l’intelletto, l’osservazione, la fantasia, la percezione del visitatore che voglia carpire e capire tutte le illusioni ottiche e gli effetti visivi contenuti nelle opere, nonché la loro tecnica realizzativa. Guardando certe opere, vengono in mente le raffigurazioni “ambivalenti” dei trattati di Psicologia, al capitolo che riguarda la percezione: ad esempio, il vaso che, a guardarlo in altro modo, ci vedi due volti che si fronteggiano; molte di esse sembrano in effetti quasi dei test psicologici offerti allo spettatore. Ennio Bianchi ha fondato l’”Intar-Mosaico” come fusione e compenetrazione di Intarsio e di Mosaico, due arti antiche e ormai riservate ai pochi eletti che ne custodiscono gelosamente i segreti. Il neologismo “Intar-mosaico” mi ha ricordato la “Sculto-maieutica” di Cesare Crugni, un maestro indiscusso della scultura contemporanea con studio a Savona, il quale riesce incredibilmente a scolpire le sue creazioni “dall’interno” del marmo, tirandole poi fuori alla luce come una levatrice fa venire al mondo un bambino. Ebbene, tra Bianchi e Crugni ci sono secondo me molte analogie per il modo di procedere attento ad ogni minimo dettaglio e per la conoscenza quasi “occulta” dei mille e mille segreti dei materiali impiegati. Ennio Bianchi eccelle nella lavorazione artistica del legno basata sulla cesellatura e l’istoriatura dei minimi particolari, affinché l’effetto finale, sia da distante che da vicino, sia di grande “presa” sul pubblico, sia quasi un rituale “magico” che cattura lo sguardo e abbaglia la vista, confonde le prospettive, in un gioco di salite, discese, avvicinamenti, distacchi, svolte a sinistra, svolte a destra, sensi di profondità, sensi di elevazione che solo un maestro sommo dell’incisione quale G.B. Piranesi (vedi la serie delle “Carceri fantastiche”) ci sapeva comunicare.

Concludendo, tre Artisti molto diversi tra loro: figurativa la Galleano, astratta in prevalenza la Canepa e molto particolare la produzione di Bianchi, in un campo – quello della lavorazione artistica del legno – che ha ben pochi seguaci di tale livello. Tre Artisti che onorano Varazze e che hanno meritato il giusto riconoscimento di critica e pubblico in quel di Albisola. (Marco Pennone)

Il Gruppo Artisti Varazzesi e i suoi Soci aderiscono al Comitato Lanzarotto Malocello Varazze, promotore e coordinatore del “Lanzarottus Day” e “Calendario eventi”, dedicati al ricordo dell’impresa compiuta dal navigatore ed esploratore varazzino, riscopritore di Lanzarote e delle Isole Canarie.

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