Ponente Varazzino


10 Ottobre 2016

Savona. Nina Pazza d’amore e le mille follie dell’Opera Giocosa

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Varazze, 10.10.2016.                     Home page

Nina Pazza d’amore  e le mille follie dell’Opera Giocosa

L’opera vafoto-allestimento-nina-taranto_festival-paisiello in scena domenica 16 ottobre alle ore 15.30 al Teatro Chiabrera. Spettacoli per le scuole: mercoledì 12 e venerdì 14 ottobre alle ore 10.30.

Il fil rouge della stagione, lo sappiamo, è la Follia. In estate l’abbiamo vista nell’ossessione morbosa di Rigoletto e, più che mai, nella mente sconvolta di Lucia, che muore nel dolore e nel delirio. Ora, in autunno, ci mettiamo un pizzico di leggerezza e fantasia, tra lieti finali e ricordi sfumati.

– Ed ecco allora Nina, o sia la pazza per amore  – commedia in prosa ed in foto-allestimento-nina-taranto-festival-paisielloverso per musica tradotta dal francese.  Libretto di Benoit-Joseph Marsollier des Vivetières, traduzione italiana di Giuseppe Carpani con aggiunte di Giovambattista Lorenzi. Musica di Giovanni Paisiello. Nuova edizione critica a cura di Lucio Tufano. Prima esecuzione in tempi moderni della prima versione andata in scena in S. Leucio (Caserta), Palazzo Reale, il 25 giugno 1789.

Cast: Giuseppina Piunti (Nina), Francisco Brito (Lindoro), Rocco Cavalluzzi (Conte), Carolina Lippo (Susanna), Andrea Vincenzo Bonsignore (Giorgio). Direttore: Alvise Casellati. Regia e Scene: Stefania Panighini. Costumi: Veronica Pattuelli. Scene realizzate da Damiano Pastoressa. Orchestra Sinfonica di Sanremo. Coro Lirico Pietro Mascagni di Savona. Maestro del Coro: Gianluca Ascheri. In collaborazione con il Giovanni Paisiello Festival di Taranto.

Sabato 15 ottobre ore 18 nel foyer del Teatro Chiabrera i protagonisti dell’opera incontreranno il pubblico. segue aperitivo.

Trama
Nina ha perduto il senno, non riconosce più nessuno. È Susanna, la sua governante, a spiegare il motivo della condizione di Nina: la ragazza avrebbe dovuto sposarsi con Lindoro, unione  approvata dal Conte, padre di Nina. Ma al presentarsi di un migliore pretendente, il Conte aveva cercato di rompere il fidanzamento; Lindoro allora si era battuto con il rivale ed era stato ferito mortalmente. In seguito a questi eventi Nina è impazzita e vive nella speranza di rivedere l’amato. Il Conte è di-sperato e Giorgio cerca di infondergli ottimismo. Lindoro però non è morto. Era stato ferito gravemente ma ora è guarito e si presenta al Conte, che lo accoglie come un figlio. Nina viene preparata all’incontro con Lindoro, ma non lo riconosce e lui è costretto a fingere di essere un amico di se stesso che porta notizie a Nina. Nina si innamora del presunto amico di Lindoro, che accetta la situazione. Ma la serenità a poco a poco ridona la ragione a Nina, che torna a riconoscere le persone e lo stesso Lindoro, col quale si può così felicemente riunire.

Note di regia di Stefania Panighini.
La relatività del punto di vista mi sembra il focus più interessante della Nina: ovvero a seconda di chi ci parla, abbiamo una percezione diversa di una realtà, che dunque si manifesta sotto tante forme diverse. La follia è solo un’altra faccia della realtà, un altro modo di vedere, diverso, ma non per questo sbagliato o risibile. Un modo diverso di vedere il mondo, che è cambiato da quando Nina ha visto sgretolarsi il suo amore, la sua famiglia e tutto quello che la rendeva sicura di sé. La presunta morte di Lindoro oscura tutto il suo mondo e quello della sua famiglia, metaforicamente la luce si spegne, la vita si addormenta e la loro grande casa cade in rovina: i muri si crepano, i decori sono coperti da teli bianchi e tutto si addormenta. Nina si isola in questa grande casa addormentata e la sua follia la porta a vedere spazi aperti e natura selvaggia anche laddove ci sono solo cadenti mura domestiche: un mondo sempre notturno, dove campeggia una grande luna, un mondo dove la natura è arida e violenta e dove l’unico sprazzo di vita è un manto di fiori rossi.
In mezzo a queste due visioni della realtà, si erge una catasta di vecchi mobili, in cima alla quale Nina ha trovato un rifugio, non solo dalle altre persone, ma anche dalla sua follia: quando le visioni sono troppo forti, quando vuole stare lontana dal padre e dagli altri paesani, allora si nasconde lì sopra, seduta su un misero sgabello, ad osservare il suo mondo sconvolto dal punto più alto.
Proprio da questo mondo notturno della follia Nina presentirà la venuta del suo amato, dal canto dello zampognaro lontano, dall’eco di una natura che anela a rinascere, da Lindoro che, cosi intimamente legato a lei, arriverà prima nel sogno e poi nella realtà.

“Riuscì d’una bellezza sorprendente”: la Pazzia di Nina a San Leucio (e a Napoli) di Lucio Tufano.
Il 25 giugno 1789, nel piccolo borgo di San Leucio presso Caserta, un pubblico selezionatissimo ebbe il privilegio di assistere alla prima rappresentazione di Nina o sia La pazza per amore, nuova creazione di Giovanni Paisiello allora all’apice della carriera. La speciale atmosfera della memorabile soirée può essere rievocata grazie alla dettagliata cronaca apparsa in un periodico coevo:

Nel giovedì 25 del corr[ente] fu eseguita la festa che in nome dei capi e seniori della nuova colonia di San Leuce dette il re nel r[eal] palazzo e giardini di Belvedere, e riuscì della massima vaghezza e magnificenza. Vi erano stati invitati con biglietto i capi di corte, segretari di stato, generalità, ministri esteri con i cavalieri delle loro respettive nazioni presentati a corte, la s[erenissi]ma duchessa di Saxe-Weymar, il card[inale] Spinelli, i comandanti della squadra spagnola con circa 50 degli ufiziali di essa e altrettante dame e cavalieri, in tutti non più di 240 persone. […] All’imbrunire della sera si trasferirono al teatro nuovamente eretto in qualche distanza dal palazzo sotto la direzione dell’architetto e pittor teatrale sig. Domenico Chelli, che ne aveva dipinte le superbe decorazioni; vi fu rappresentato il dramma La Nina o sia La pazza per amore, parte recitato e parte cantato. Riuscì d’una bellezza sorprendente la musica composta espressamente dal celebre Paisiello, e la virtuosa Coltellini, non meno che gli altri cantanti, riscossero l’universale ammirazione. In faccia alla scena era un altro teatro separato dalla platea, vagamente decorato, in cui stavano disposti in anfiteatro gl’individui della colonia dei due sessi in abito uniforme, lo che faceva la più leggiadra comparsa. (Gazzetta universale, 7 luglio 1789, p. 432)

Appositamente commissionata per la prima visita ufficiale della regina di Napoli Maria Carolina alla comunità leuciana, la «commedia di un atto in prosa ed in verso per musica tradotta dal francese» (così recita il frontespizio del libretto stampato per l’occasione) nacque come spettacolo fuori dall’ordinario, in larga misura sottratto ai vincoli e alle convenzioni della scena comica partenopea. Ciò è vero a partire dall’atipica fonte francese, la «comédie en un acte en prose mélée d’ariettes» Nina ou La folle par amour di Benoît-Joseph Marsollier des Vivetières messa in musica da Nicolas-Marie Dalayrac e data con successo a Parigi nel 1786. Nel 1788 il libretto transalpino, basato sull’alternanza comique di parola detta e parola cantata, era stato tradotto in italiano da Giuseppe Carpani per una singolare rappresentazione con le musiche originali di Dalayrac nel teatro di Monza, alla presenza dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo e della moglie Maria Ricciarda Beatrice d’Este. Il testo monzese raggiunse Napoli, forse grazie alle relazioni dinastiche tra le due corti (Ferdinando era fratello di Maria Carolina), dove fu ritoccato da Giambattista Lorenzi senz’altro d’intesa con lo stesso Paisiello. Non è difficile intuire lo scopo delle modifiche apportate. Due nuovi pezzi chiusi ‒ il coro Se il cor, gli affetti suoi e l’aria Per l’amata padroncina ‒ vennero inseriti per dare adeguato rilievo al personaggio di Susanna, che a Parigi e a Monza cantava solo negli ensembles. Il terzo cambiamento macroscopico consistette nella riorganizzazione del finale. Nel libretto di Marsollier l’azione termina con un conciso vaudeville nel quale tutti si rallegrano per la guarigione di Nina. Lorenzi e Paisiello, invece, decisero di anticipare l’attacco del numero conclusivo al punto in cui Lindoro aiuta Nina a ricordare il reciproco scambio di doni e promesse. In tal modo il finale di San Leucio ingloba l’intero processo attraverso il quale la protagonista giunge a riconoscere l’amato e a recuperare la ragione. Il compositore, pertanto, può sfruttare pienamente i picchi emotivi dell’azione e sviluppare un’architettura multisezionale caratterizzata dalla consueta mutevolezza di situazioni e di colori espressivi.
Sebbene Nina fosse stata concepita come unicum destinato a uno specifico evento della vita di corte, la sua fama presto si diffuse nella città di Napoli. Durante il mese di luglio del 1789, il teatro dei Fiorentini ospitò alcune rappresentazioni dell’opera nella versione originale in un solo atto, così che il pubblico della capitale potesse farsi un’idea dell’applauditissimo spettacolo. Un anno dopo, Nina venne inserita nel cartellone ufficiale dello stesso palcoscenico. In tale occasione Lorenzi e Paisiello rielaborarono la partitura nata per San Leucio allo scopo di adeguarla alle dimensioni di una normale ‘commedia per musica’. Eccezionalmente, l’alternanza di dialoghi in prosa e numeri di canto venne mantenuta. L’azione, tuttavia, fu divisa in due atti (denominati ‘parti’ nel corrispondente libretto). Una simile articolazione richiese la realizzazione di un finale primo per la conclusione del primo atto: nacque così il quartetto Come!… ohimè!… partir degg’io. Ma per poter costruire tale numero con la necessaria varietà di voci, c’era bisogno di un tenore. A tal fine, Lorenzi e Paisiello idearono una soluzione davvero brillante: trasformarono il suonatore di zampogna presente nella versione del 1789 in un vero e proprio personaggio, il Pastore, e assegnarono il ruolo allo stesso interprete di Lindoro, che al Fiorentini fu il grande tenore Giacomo David. Inoltre, per presentare in modo plausibile ed efficace il Pastore, aggiunsero la canzone Già il sol si cela dietro alla montagna, che per di più dava a David la possibilità di cantare un pezzo chiuso anche nel primo atto. L’ultimo cambiamento effettuato nel 1790 è l’innesto dell’aria ‘ansimante’ di Giorgio nel secondo atto, che serve sia a bilanciare la durata delle due parti della rappresentazione, sia a gratificare l’interprete, il leggendario basso buffo Antonio Casaccia.
Le due versioni di Nina ‒ quella in un atto solo del 1789 e quella in due atti del 1790 ‒ sono entrambe legittime, in quanto testimoniano la diversa reazione di uno straordinario uomo di teatro come Paisiello alle specifiche circostanze nelle quali gli fu dato operare. Lungi dal configurarsi come costrizioni della fantasia, le coordinate contingenti costituite dal luogo, dall’occasione e dagli interpreti disponibili sono le condizioni d’esistenza della creazione, che il compositore si ingegna di valorizzare e tesaurizzare grazie alla propria esperienza e sensibilità. E tuttavia poter riascoltare Nina nella sua forma originaria, più compatta e più serrata, costituisce un’occasione rara e preziosa e consente di cogliere in purezza i tratti peculiari di un’opera fortunata come poche, destinata a mietere successi strepitosi sui principali palcoscenici europei e a risplendere come uno dei titoli più luminosi nel pur vasto catalogo del suo geniale autore.

Secondo appuntamento di stagione, Gianni Schicchi, atto unico di Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano basato su un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante.

L’opera va in scena venerdì 18 novembre alle ore 17.00 al Teatro Chiabrera. (L’opera sarà preceduta da una breve prolusione). Spettacolo per le scuole: venerdì 18 novembre – ore 11.00.

Cast: Studenti dei corsi di secondo livello del Conservatorio di Musica G. Puccini della Spezia con la partecipazione straordinaria di Stefano Antonucci nel ruolo del protagonista. Direttore: Giovanni Di Stefano. Regia e Scene e Luci: Luca Ferraris. Costumi: Anita Lamanna. Orchestra  del Conservatorio di Musica G. Puccini della Spezia.

Produzione e nuovo allestimento Teatro dell’Opera Giocosa di Savona in collaborazione con il Conservatorio di Musica G. Puccini della Spezia.

– Mette il sigillo al cartellone Notte per me luminosa – scene liriche su personaggi dell’ariostesco Orlando Furioso, il folle per antonomasia. Musica di Marco Betta e libretto di Dario Oliveri.

In scena domenica 11 dicembre alle ore 17.00, al Teatro Chiabrera. (L’opera sarà preceduta da una breve prolusione). Spettacolo per le scuole: Lunedì 12 dicembre – ore 10.00 e ore 12.00.

Cast: Tony Contartese (Ludivico Ariosto), Francesca Tassinari (Angelica), Francesca Sartorato (Medoro, Astolfo). Direttore: Alessandro D’Agostini. Regia: Italo Nunziata. Luci: Andrea Ricci. Ensemble da camera della Fondazione Teatro Comunale di Modena. Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona, Fondazione Teatro Municipale di Piacenza. Nuovo Allestimento.

La biglietteria, presso il Teatro Comunale Chiabrera, Piazza Diaz, 2 – Savona, avrà i seguenti orari:dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 19; sarà comunque possibile acquistare il biglietto presso il Teatro Chiabrera un’ora prima dello spettacolo e direttamente on line sul sito www.operagiocosa.it

Opzione Last Minute. Mezz’ora prima dello spettacolo si potrà acquistare il biglietto ridotto al 50% del prezzo intero di vendita. Il numero dei biglietti a disposizione e l’ubicazione del posto a sedere sono a discrezione del Teatro. Il biglietto last minute è disponibile esclusivamente nelle sere di spettacolo presso lo sportello situato all’interno del Teatro Chiabrera di Savona.

Fonte: www.operagiocosa.it

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