Ponente Varazzino


27 Gennaio 2021

Rileggendo il libro “La peste” di Albert Camus

Filed under: Attualità,COMUNICATI E COMMENTI DEL DIRETTIVO,NEWS DA VARAZZE — Comitato Ponente Varazzino @ 10:18

PonentevazzinoNews
Varazze, 27.01.2021.                                 Home page

Rileggendo il libro “La peste” di Albert Camus

In questo tempo di pandemia sono usciti parecchi libri e saggi, che ricordano analoghi eventi avvenuti in passato; testimonianze che ci riportano alle grandi epidemie del ‘300 e del ‘600, quando mezza Europa ne fu sconvolta, in modo tale da compromettere addirittura la propria sopravvivenza come una grande e particolare “regione” nel suo complesso. Sono stati citati parecchi autori, uno per tutti il Manzoni, che ne ha fatto un affresco di una potenza descrittiva senza eguali, pietra miliare della cultura mondiale.

In tale contesto anche noi vogliamo portare un contributo di conoscenza sulle epidemie del passato, proponendo a coloro che seguono i nostri servizi di informazione e di acculturamento, la lettura de “La peste” di Albert Camus, la cui penna ha tracciato con rara efficacia ciò che avvenne in Algeria negli anni’ 40: il libro che, probabilmente, ha risvegliato con maggior vigore l’interesse, della disincantata comunità moderna, sull’atavico e subdolo virus, comunque si chiami, che all’improvviso ci ricorda la fragilità e l’impreparazione dell’uomo, ignaro passeggero del pianeta Terra.

Ebbene, rileggendo il libro “La peste” abbiano avuto conferma che non ci sono differenze, le problematiche che stiamo vivendo in questa drammatica circostanza di emergenza epidemiologica, le troviamo pari pari nell’opera di Albert Camus, uscita nel 1948, incentrata sulla peste scoppiata in Algeria negli anni ’40.

Lo scrittore, un “pied noir” nato nel 1913 a Mondovi, oggi Dréan in Algeria (allora colonia francese), racconta che una mattina, seduto tranquillamente nel dehor di un caffè a Orano, vide spuntare improvvisamente da un vicino condotto alcuni topi, che morirono poco dopo, come volessero scegliere la luce del sole, piuttosto delle fogne, per l’ultimo respiro. Non ci si fece caso, lì per lì, poteva essere il risultato di una disinfestazione o cose del genere; ma, dopo qualche giorno cominciarono a manifestarsi i primi sintomi di quella che fu ben presto diagnosticata come peste.

Il morbo dilagò e le autorità misero in confinamento (termine usato dalla Francia anche oggi) la popolazione, mentre un piccolo staff di virologi si misero immediatamente all’opera per cercare un vaccino.

Vi furono alti e bassi in questa lotta contro il virus, successi e insuccessi, la morte toccò anche i ricercatori, mentre una cappa di silenzio e di paura calò sull’Algeria e non solo, con tutti i problemi che riscontriamo anche noi, al presente, con il Covi-19.

Camus dà un significato non solo clinico, ma anche sociale e morale sull’arrivo della peste, che lo scrittore, Premio Nobel nel 1957, individua nel rilassamento dei costumi, sull’egoismo dei singoli, sulla sordità ai richiami dell’indigenza e della prevenzione e sulla necessità di una vera solidarietà umana.

Insomma, sembra un libro fresco di stampa che ci fa meditare e che dovrebbero leggerlo soprattutto le autorità sanitarie del nostro tempo, poiché la ruota del mondo gira ininterrotta e prima o poi ci riporta gli stessi problemi e le stesse tragedie, pur con le modifiche che aggiungono nuovi tasselli da studiare e, se possibile, farne motivo di miglioramento, perché, fa capire Camus, forse il vero virus siamo noi uomini in una civiltà che corre frenetica verso un altrove ancora misterioso e pieno di angosciose trappole.

Albert Camus, nel suo “La peste” iniziato nel 1941 e pubblicato nel 1948, era giunto a conclusioni oggi accettate dalla scienza e dalla coscienza.

Abbiamo scelto questo libro, fra i tanti scritti da Camus, uomo eccezionale anche per i suoi impegni politici e letterari di vario genere: partecipò alla Resistenza francese, fu amico e poi polemico con Sartre. Rappresentò un faro per la gioventù europea del secondo dopoguerra.

Albert Camus è nato a Mondovi, oggi Dréan (Algeria) il 7/11/1913, ed è morto in un incidente automobilistico il 4/01/1960, a 46 anni, a Villeblevin (Francia).

(Testo di Mario Traversi)

Per approfondire:

. www.unitonews.it – Università degli Studi di Torino: … Intervista alla Prof.ssa Pierangela Adinolfi, docente di Culture e Letterature d’Area Francese e Francofona all’Università di Torino: … Rileggere “La Peste” di Albert Camus ai tempi del Coronavirus …>>

Nessun commento »

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.