Ponente Varazzino


13 Aprile 2022

Varazze: dal feudalesimo alla podesteria – Parte seconda

Filed under: - Riscoprire il nostro passato,Attualità,NEWS DA VARAZZE — Comitato Ponente Varazzino @ 11:38

PonentevazzinoNews
Varazze, 13.04.2022.                                 Home page

Riscoprire il nostro passato
Varazze: dal feudalesimo alla podesteria

La ricostruzione della storia di Varazze nel Medioevo è affidata ai documenti di archivio, quasi sempre atti ufficiali e notarili, e agli studiosi che si sono dedicati alla loro decifrazione, analisi e commento. Mi riferisco in particolar modo ai saggi di Nicolò Russo (*1), Mario Garea (*2), Carlo Russo (*3), Benedetto Tino Delfino (*4), Antonio Olivieri (*5) dai quali ho tratto le principali notizie, e ai quali rimando, per ulteriori approfondimenti.

Varagine nella rappresentazione di Matteo   Vinzoni.

(Parte seconda) – Da un “cartulario” del 1287 risulta infatti che del territorio di Varazze, Genova possiede 3/16 per acquisto nel 1277; i Malocelli dispongono di 3/16 per eredità di Delfino Del Bosco e 4/16 dagli eredi di Guglielmo Pixaloria del Bosco; 3/16 spettano a Giacomino, marchese di Ponzone, mentre non è ben definita la sorte di altri 3/16, che erano forse la quota di Ponzio Ponzone, passata prima a Savona e poi a Genova.

Ma di lì a poco dopo sorgerà per le tre terre di Voragine, Celle et Albisola una Podesteria con statuti e poteri bene definiti. L’otto Aprile 1343 i Sindaci e i Procuratori dei predetti paesi «desiderando che questi nei quali il Comune di Genova ha in parte giurisdizione dominio e signoria e in parte alcuni cittadini genovesi e speciali persone (forse i loro Vicari in loco) siano completamente liberati e sottratti al dominio e giurisdizione e signoria di detti…»; s’impegnavano – come già detto – col Doge Simon Boccanegra a versare in varie rate a Genova Lire 10.900 per le compere ed espropriazioni al riguardo e si stabilivano i modi e le scadenze dei versamenti. Una clausola importantissima era annessa allo strumento notarile: che tale spesa non doveva essere adibita se non al riscatto dei tre paesi sottoscrittori.

L’otto maggio seguente veniva stipulato un altro atto che ne riguardava l’ordinamento civile e amministrativo. Il Podestà doveva essere genovese e avrebbe avuto giurisdizione su tutto, eccetto quando verteva la privativa del sale, i commerci e … la pirateria marittima. Il Podestà era stipendiato con Lire 220 dalla Comunità che doveva provvedere a lui e famiglia “domum decentem”.

Tiziano Franzi

Per contrario, a lui era addossato il carico di tre servi e di una cavalcatura. Prima di assumere l’ufficio, il Podestà giurava davanti al Doge, sul Vangelo, di amministrare bene e lealmente e di rendere giustizia ai sottoposti a norma di capitoli da stabilirsi; in mancanza, o deficienza di questi doveva attenersi alle buone consuetudini, e, in loro difetto, al diritto romano. In piazza della Curia, vicino alla porta della Loggia, venne posto un calice di metallo atto a ricevere denunce e suggerimenti anonimi (le cosiddette lettere del calice). La Giunta contro i banditi, l’Ufficio dell’Abbondanza, i Sindaci e i Messi dovevano essere cittadini della nuova comunità.

Come già detto “Più lenta ma non meno continua procedeva intanto l’opera dello svincolo delle ragioni feudali. I diritti che su Albisola, Celle e Varazze ancora erano rimasti ai marchesi di Ponzone dopo la cessione si consoli di Savona, vennero acquistati dal comune di Genova. Restavano i Malocelli e i Doria, che è quanto dire i maggiori feudatari dei tre comuni. Ma anche per questi giunse il tempo in cui, stante la divisione e la sottodivisione dei feudi, il comune di Genova poté bel bello e alla spicciolata rendersi acquisitore delle loro ragioni. […]

Il primo passo fu fatto da Jacopo e Bonifacio figli del fu Lanfranco Malocelli, i quali con atto del 10 febbraio 1290 cedettero al comune di Genova le parti ad essi spettanti (in quarto d’una sesta parte) sulle ville e distretti di Varazze e Albisola, parti che possedevano pro indiviso cogli altri membri della famiglia. Risulta da quest’atto che effettuata tale divisione, rimasero ad Ansaldo Malocelli n.102 feudi, e di questi 47 a Varazze, 44 a Celle e 11 in Albisola; agli eredi del fu Giacomo feudi n.101, di cui 45 a Varazze, 51 a Celle e 11 in Albisola; a Luchino e Giorgio del quondam Lanfranco n. 107, cioè 50 a Varazze, 48 a Celle e 9 in Albisola; tutti “cum omni iurisdicione mero et mixto imperio et cum omnibus iuribus et redditibus tam piperis quam fodri drictibus vinee et terrarum.”

I Doria seguirono a qualche distanza l’esempio dei Malocelli, e le loro ragioni feudali presero di mano in mano la stessa via, trapassando in virtù di regolari compre nel comune di Genova. Senonché questo processo di assorbimento, per le esagerate pretese dei singoli signorotti, andava assai per le lunghe; la onde si pensò al modo di anticiparne gli effetti; e con istrumento del 9 aprile 1343 i comuni di Varazze, di Celle e di Albisola dichiarandosi desiderosi di essere redenti per via di compra, o come, meglio, da ogni dominio, giurisdizione e signoria di quanti ancora esercitavano diritti feudali sui loro rispettivi territori, e di soggiacere al solo comune di Genova secondo una forma di governo da determinarsi mediante speciale e solenne convenzione, si obbligavano a corrispondere a detto comune di Genova a tale effetto, cioè a titolo di loro contributo ai pagamenti occorrenti per tali riscatti: Varazze la somma di 6600 genovini, Celle quella di lire 2540 e Albisola quella di lire 1860.

Con la convenzione degli 8 maggio 1343 veniva in sostanza stabilito che:

1. Gli uomini delle università di Varazze, di Celle e Albisola si univano spontaneamente al comune di Genova;

2. Il comune di Genova si obbligava a compiere lo svincolo delle tre comunità dalle ragioni feudali che su esse ancora gravitavano, mediante regolari acquisti delle ragioni medesime dai singoli feudatari;

3. Le tre comunità, pur conservando la loro individualità comunale, si collegavano insieme formando una sola podesteria sotto le giurisdizioni di un podestà nominato annualmente dal comune di Genova;

4. Le tre comunità costituenti la podesteria conservavano il diritto di essere rette e giudicate ciascuna secondo i propri statuti civili e criminali, salvo l’eventuale revisione di questi per parte del comune di Genova;

5. Dette comunità avevano la libera amministrazione dei propri introiti, concorrendo in misura proporzionale nelle contribuzioni ordinarie e straordinarie che il governo di Genova imponeva o fosse per imporre agli altri comuni convenzionati della Riviera di Ponente;

6. Gli uomini della podesteria di Varazze, costituita dalle comunità di Varazze, Celle e Albisola, in forza della pattuita annessione al comune di Genova, dovevano essere considerati e trattati quali cittadini di Genova e, come tali, fruire a Genova e altrove in qualunque parte del mondo, di tutti gli onori, immunità, franchigie, grazie, privilegi e benefici di cui godevano i veri e propri cittadini della città di Genova.

7. L’ordine delle cose inaugurato nel 1343 durò fino al 1798 (*7), quando a seguito dell’invasione dell’Italia occidentale da parte delle truppe napoleoniche fu costituita la Repubblica democratica ligure.

Per precisione, si riporta di seguito la trascrizione della prima parte del documento in cui sono elencati i nomi dei consiglieri presenti alla sottoscrizione:

1343, addì 8 di maggio
Convenzione fra il comune di Genova
E le università di Varazze, di Celle e di Albisola.

“In christi nomine amen. Illustris et magnificus dominus symon bucanigra dei grata ianuensium dux et populi deffensor in presentia voluntate et consensu consilii eiusdem domini ducis.in quo coinsilio interfuit legiptimus et sufficiens numerus vonsiliariorum dicti consilii et quorum consiliariorum praesentium nomina sunt haec videlicet Anthonius bonus de monteruebeo prior Franciscus de gualnerio Franciscus maruffus Iabobus del albario Anthonius de campo cendaerius Obertus carena Gregorius ihoca Ioahannes uesconter Lanfrancus brondus draperies Andriotus de struppa Andriolus de pessio de borzullo Rolandus iayrollo de pulciffera Petrus de lopini de bissammi. […] “- (*8)

“In questa occasione Varazze addotta il proprio blasone di cui, grazie al frontespizio degli “Atti criminali della Comunità” o “Diversorum anni 1716”, abbiamo una copia. La croce nello scudo di sinistra indica la protezione della matrigna Genova (tuitio), che in associazione a quello di destra, inerente la nostra comunità, indica una “pace belloque” con Varazze, estremo baluardo della Repubblica di San Giorgio. […]

Di tale stemma del XIV secolo non sono giunte a noi le immagini, ma è assodato che lo stemma rinvenuto e disegnato nel 1716, sia molto similare a quello che fu utilizzato quattro secoli prima. Che tale duplice Arma sia il Nostro Balsone ne troviamo indiretta conferma anche dal Francesco Maria Accinelli, storico genovese di padre varazzino, che nella “Cronaca dei Vescovi ed Arcivescovi di Genova”, descrivendo lo stemma del Beato Jacopo da Varagine, afferma che nella parte superiore si notava un albero su fondo giallo mentre nella parte inferiore, un V maiuscola iniziale di Varagine, simbolo dello stemma della Varazze Feudale e contrassegno araldico attuale quando con Regio Decreto nr. 1793, il 22 maggio 1864, venne ufficialmente riconosciuto ed approvato l’attuale emblema comunale. L’Accinelli, nell’opera manoscritta “Arme e Blasoni” disegna un blasone composto da due stemmi identici composti nella parte superiore dalla croce di San Giorgio e nella parte inferiore la caratteristica V maiuscola. A differenziare le due figurazioni solamente i colori di sfondo delle parti inferiori, a sinistra la V è rossa in campo bianco mentre a destra la V è bianca in campo verde mare (come è ancor oggi). Gli scudi sormontati da una corona Marchionale a ricordo dei Marchesi, di origine Aleramica, Del Bosco e Ponzone, rappresentano un percorso storico dell’Arma del nostro comune ed un riferimento chiaro a quell’otto maggio 1343 tanto importante per Varazze. – (*9)

Stemmi di Varazze – (*10)

Prendeva così avvio una nuova e importante fase della vita cittadina di Varazze, che – pur con molte varianti – durerà fino all’età Napoleonica.

Tiziano Franzi

. Varazze: dal feudalesimo alla podesteria – Parte prima:
. Pubblicata su Ponente Varazzino …>>
. Versione in pdf …>>

__________________
(*1) – Russo N., Su le origini e la costituzione della Potestatia Varaginis, Cellarum et Arbisolae, Bertolotto &. Ed. Savona, 1908.
(*2) – Garea M., Varazze, storia, arte e folclore, Il Fauno ed., Firenze, 1965; Varazze, dai tempi più remoti alla istituzione del Podestà. Cenni, in Atti e memorie della Società Savonese di Storia Patria, vol. XXVII, Savona, 1949
– (*3) – Russo C., Questioni giurisdizionali tra Varazze, Celle ed Albisola in documenti dei secoli XIV, XV, XVI, XVII. Commento e documenti, in Atti e memorie della Società Savonese di Storia Patria, vol. XXIII, Savona, 1941
– (*4) – Delfino B.T., Varagine, Sabatelli ed., Savona, 1983
– (*5) – Olivieri A., Gli Statuti Criminali della Podestaria di Varazze, Celle e Albisola, …
– (*6) – Compagnia dell’Alto Monferrato (Vedere prima parte)
– (*7) – Varaldo O., Storia dei podestà di Savona, Atti della Società Savonese di Storia Patria, vol II, Savona, 1889
– (*8) – Varaldo O., ibidem
– (*9) – Pizzorno G., nel blog @A mae Vaze
– (*10) – Pizzorno G., ibidem

Nessun commento »

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.