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Con l’incontro su Fra Gioacchino di Regina Pacis si sono concluse le “Serate al Chiostro” 2025
Un documentario, su questo autentico personaggio, è stato proiettato nel corso dell’ultima delle “Serate al Chiostro“, commentato da Fra Giovanni Tomasi della Comunità Carmelitana di Torino, autore del libro biografico “Scritti scelti“, da documenti di archivio e anagrafici sulla persona, la chiesa e la grande croce, alta 20 metri, costruita sempre sul monte Beigua in occasione dell’Anno Santo 1933.
Venerdì 25 luglio 2025, si sono concluse le quattro “Serate al Chiostro” dei Padri Domenicani, organizzate dall’Associazione Culturale “U Campanin Russu“, il cui successo è stato ribadito ancora una volta dalla presenza di un folto e attento pubblico.
L’ultimo appuntamento, presentato sapientemente dal socio, dott. Antonio Danaidi, è stato riservato alla figura e all’opera di Fra Gioacchino di Regina Pacis (nome di battesimo Leone Ramognino), Carmelitano che ha dedicato tutta la sua vita al culto della Madonna “Regina Pacis“, il cui piccolo, suggestivo Santuario, sorge sulla cima del Beigua.
Il Santuario voluto e costruito da lui stesso, con l’aiuto di volontari, in due periodi distinti, e consacrato ufficialmente il 15 agosto 1925, dopo un duro lavoro contrassegnato da difficoltà logistico-ambientali, nacque da un sogno che lui fece durante la prima Guerra Mondiale, allorché, soldato “pontiere“, stava partecipando alla costruzione di un ponte sul Piave, sotto le bombe dell’artiglieria austriaca.
In un momento di riposo, Leone, che portava nello zaino un’immagine del Bambino di Praga, sognò la Madonna con in braccio il Bambino Gesù, e ne fu talmente colpito che si ripromise, se tornava a casa sano e salvo, di costruire sulla cima di un monte dell’urbense, dove era nato e cresciuto, una chiesetta dedicata alla Regina della Pace. Tornato illeso dalla guerra (pure quel ponte rimase illeso, unico su quel tratto di fiume…), Leone si dedicò alla realizzazione del suo sogno e fu assunto come operaio presso il Convento Carmelitano del deserto di S. Anna, entroterra di Varazze e Cogoleto.
Vista la sua operosità e il culto che portava alla Madonna e l’affetto alla Congregazione Carmelitana, gli venne offerta la possibilità di risiedere nel convento, cosa che Leone accettò di buon grado, ma a condizione che anche la propria sorella, sola e anziana, fosse accolta.
Tutto seguì un iter positivo e Leone accettò anche di far parte del terzo Ordine dei Frati Carmelitani. Una successiva promozione umana e religiosa gli fu offerta dal cardinale dell’Ordine, Atanasio Alberto Ballestrero, il quale, constatata la devozione e la bontà di Leone, gli propose di abbracciare il saio, inserendolo a tutto tondo nella famiglia religiosa di cui, da anni ormai ne era un vero e coerente figlio e cosi Leone prese il nome Gioacchino di Regina Pacis. Unica chiesa al mondo che porta questo nome (lo stesso titolo fu dato da Papa Benedetto XV, il genovese Giacomo della Casa ad una statua della Madonna, eretta all’interno della Chiesa di “Santa Maria Maggiore” a Roma e costruita ad Ortisei. Quando fu consegnata a fra Gioacchino, lui disse che l’immagine era proprio quella apparsa nel sogno.
Questa la storia della Chiesa Santuario “Regina Pacis” sul monte Beigua, nata da un sogno fra i lampi della battaglia sul Piave, a ricordarci e farci meditare sul valore della pace nel mondo. Fra Gioacchino di Regina Pacis, ha continuato nella sua divulgazione del culto alla Santa Vergine e al Bambino di Praga, dedicandosi anche alla elaborazione di oggetti sacri e profani, usando il legno dei boschi che circondano il Convento Carmelitano in cui ha vissuto santamente, spegnendosi il 25 agosto 1965 (era nato nel 1890).
Un documentario su questo autentico personaggio è stato proiettato nel corso dell’ultima delle “Serate al Chiostro“, commentato da Fra Giovanni Tomasi della Comunità Carmelitana di Torino, autore del libro biografico “Scritti scelti“, da documenti di archivio e anagrafici sulla persona, la chiesa e la grande croce, alta 20 metri, costruita sempre sul monte Beigua in occasione dell’Anno Santo 1933.
Alla serata di chiusura, l’Assessore alla Cultura Mariangela Calcagno ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale, ricordando anch’essa la figura di Fra Gioacchino. Notata la presenza della Vicepresidente della Fondazione “Bozzano – Giorgis“, Elsa Roncallo, del Presidente Provinciale A.N.A. Emilio Patrone, i soci del Campanin Russu Roby Ciarlo, Giuseppina Damele e Pier Giorgio Venturino.
Alla fine della serata, il Vicepresidente del Campanin Russu, Adriano Mantero e il socio Leandro Cappiello hanno ringraziato Fra Giovanni Tomasi e i Padri Domenicani, nella persona di padre Giovanni Bertelè, donando al religioso carmelitano una ceramica con la riproduzione del logo de “U Campanin Russu“, a nome del Presidente dell’Associazione Giovanni Ghione, assente per indisposizione.
Il tecnico Gianni Giusto ha curato la proiezione del filmato su Fra Gioacchino di “Regina Pacis”, mentre Giuseppe Bruzzone ha registrato la serata per “AMA Liguria”, canale 99.
Le luci del Chiostro di San Domenico si sono spente nell’atmosfera ancora vibrante di quattro serate veramente riuscite e da ricordare.
(Testo e immagini di Mario Traversi)





































































































