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2 Luglio 2025

“U Campanin Russu” di Varazze annuncia: niente estrazione di titanio sul Beigua

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“U Campanin Russu” di Varazze annuncia: niente estrazione di titanio sul Beigua

Dopo decenni di dispute e alternarsi di notizie controverse e allarmanti riguardanti la possibile estrazione di un minerale prezioso quale è il titanio all’interno del Parco del Beigua – Unesco Global Geopark, giunge oggi finalmente la notizia che l’Ispra ((Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha ufficialmente comunicato che tale estrazione non è praticabile perché ritenuta “al momento non utilizzabile a causa dell’elevato impatto ambientale di una estrazione a cielo aperto“.

Risale ai primi anni ’70 la notizia della scoperta nel sottosuolo del parco di ingenti quantità di rutilo, forma mineralogica del titanio che da ormai diversi anni è materiale ricercatissimo e ambitissimo per i suoi molteplici impieghi a livello industriale e per la sua sempre crescente scarsità. Nel Bric Tariné (tra Urbe e Sassello), vasta porzione del parco a titolarità privata, venne scoperto infatti un giacimento stimato tra i 400 e i 600 milioni di tonnellate di rutilo.

A livello mondiale, le riserve minerarie per i più importanti minerali di titanio, ilmenite e rutilo, sono stimate a 692,58 milioni di tonnellate, con le maggiori concentrazioni regionali in Cina con il 28,9%, in Australia con il 17,0% e in India con il 13,3% (a novembre 2014). Con un contenuto di metallo di circa il 60%, il rutilo è il minerale di titanio più importante dopo l’ilmenite. Il biossido di titanio serve come rivestimento per elettrodi per saldatura ad arco, che migliora la saldatura o la rende possibile in primo luogo. Grazie alle sue proprietà di semiconduttore, il rutilo viene utilizzato nelle celle solari a coloranti, le cosiddette celle di Grätzel.

Secondo alcuni studi il minerale grezzo potenzialmente estraibile sarebbe solo il 6%, e il rimanente 94% darebbe origine a discariche molto estese nelle vicinanze. Inoltre nelle rocce del giacimento risulta la presenza di un anfibolo del gruppo degli asbesti, in una percentuale pari a circa il 10/15% notoriamente dannoso per la salute.

L’associazione culturale “U Campanin Russu” di Varazze, che ha tra i suoi impegni statutari la difesa dell’ambiente si era da subito mobilitata per impedire tale estrazione, organizzando anche animati convegni e incontri sulla questione, dichiarando che:
“Fermi restando i divieti di legge (penalmente sanzionati) di attività estrattive in area parco, le attività di cava per estrarre, macinare le rocce contenenti rutilo, e separare ciò che è economicamente rilevante dagli immensi scarti, comporterebbero teoricamente:

• centinaia di ettari devastati da attività di cava a cielo aperto, in aree ad alto valore naturalistico e paesistico;
• grandi consumi di acqua e derivazioni dei torrenti Orba e Orbarina, loro inquinamento ed indisponibilità di acqua potabile per i comuni piemontesi a valle;
• mega discariche a cielo aperto per contenere oltre il 90% di rocce macinate di scarto, la cui lavorazione ne aumenterebbe il volume e renderebbe i suoli instabili;
• transiti per decine di migliaia di passaggi di camion, a fronte di compensazioni economiche inesistenti, in quanto non previsti dalla legislazione mineraria, a dispetto di false informazioni già diffuse;
• inoltre nella composizione delle rocce del giacimento di rutilo e granati (non titanio allo stato puro, che ovviamente non esiste nei terreni interessati) di Piampaludo risulta la presenza di un anfibolo del gruppo degli asbesti in una percentuale pari a circa il 10/15%. Detto anfibolo, chiamato crocidolite (c.d. “asbesto blu”), ha tendenza a separarsi sotto forma di fibra e minutissimi aghi ed è notoriamente dannoso per la salute anche quale rischio cancerogeno”.

La notizia del non inserimento – per il momento – della zona del Beigua fra i siti di primario interesse minerario dell’Ispra nella sua più recente relazione, è evidenziata con grande soddisfazione da “U Campanin Russu” che vede così premiato il proprio costante impegno per tale traguardo.

Da notizie giornalistiche si apprende inoltre che “La Liguria si posiziona come una regione chiave nel neo-approvato Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria (PNE), un’iniziativa strategica volta a riscoprire e valorizzare il potenziale minerario italiano dopo oltre trent’anni dall’ultimo significativo investimento pubblico nel settore. Il programma, affidato al Servizio Geologico d’Italia di ISPRA e finanziato con 3,5 milioni di euro per la prima fase, mira a identificare e mappare le risorse di Materie Prime Critiche e Strategiche, essenziali per la transizione ecologica e l’autonomia industriale del Paese.
Nel contesto ligure, le indagini si concentreranno in particolare sulle ofioliti liguri, dove verranno esplorati giacimenti di rame e manganese. Queste aree sono storicamente note per la loro geologia peculiare, che le rende promettenti per la presenza di tali minerali. Non solo, l’attenzione sarà rivolta anche all’approfondimento della conoscenza dei depositi di grafite presenti sul territorio regionale, una risorsa sempre più richiesta in settori ad alta tecnologia.” [IVG, 2 luglio2025]

Articolo di Tiziano Franzi, vicepresidente Associazione culturale “U Campanin Russu” – Varazze.

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