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7 Luglio 2022

Anche Varazze ha reso grande la marineria di Genova

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Varazze, 7.07.2022.                                 Home page

Riscoprire il nostro passato
Anche Varazze ha reso grande la marineria di Genova

Storia dell’antica marineria.

L’indiscussa abilità dei maestri d’ascia varazzini, la cui perizia era ovunque riconosciuta già nel Medioevo, ha contribuito non poco a rendere grande la marineria delle Repubblica Genovese anche nei secoli successivi, come è ben evidenziato nel seguente testo.

(A lato: Litografia di Lorenzo Centurione, che fa parte della raccolta di vedute da “La Riviera Ligure da Genova a Savona, Genova, 1863”.)

“Vedemmo finora qual’era l’estensione del commercio genovese ne’ tempi felici della Repubblica, quali i ragguagli e i segni rappresentativi; resta da considerare gli effetti. Il primo fu senza fallo l’aumento della popolazione; cosa tralasciata dà contemporanei, e sol calcolabile per conghiettura. […].

Eletta parte della popolazione in Liguria fu sempre la marineria. Qui più del numero che altrove indicheremo, c’importano le sue qualità, in pace, in guerra, in tutti i tempi così prosperi come infelici sempre le stesse. Imparziale testimonio ne sia uno scrittor milanese che in poche carte ristrinse grandi osservazioni. Egli invita un qualche genio poetico a percorrere le riviere di Genova con la memoria ancor piena e calda di loro marziali e romanzesche imprese, a visitare di villaggio in villaggio un popolo il quale, dagli antichi Romani in poi è forse il solo che, degenerato non abbia dal suo indomito coraggio; a studiare il carattere ardito e tenace di que’ cittadini del mondo e adoratori del natio paese.

Ammirerà certamente la sobrietà della lor vita, la modestia de’ loro costumi, la rassegnazione con che sopportano i mali, l’alacrità, la sveltezza de’ lor movimenti quando alla voce o al fischietto del padrone si tuffano in mare per istender le gomene, o volano in capo all’antenne per raccorre le vele qualunque sia la tempesta.

Essi non temono altri che Dio e i santi, non bramano altro che viaggio sia per una parte del mondo o sia per un’altra, e mettono la proda verso regioni a tutti loro incognite con una baldanza che pare anche maggiore per la berretta rossa voltata sull’orecchio manco, per quel vivace e fiero sguardo, e per quelle lor membra seminude, quasi insensibili, e del color del cuoio.
Tanto disse di loro il nobile esule, occupati veggendoli in pacifiche navigazioni; ma che detto ne avrebbe, se veduti gli avesse a combattere!

La navigazione non può fiorire senza il corredo di varie arti e scienze. Or cominciando dall’architettura navale, diremo che le galee sul principio delle crociate erano fabbricate a un sol rematore per banco, n’ebbono appresso due, e verso il fine del secolo decimoterzo anche tre ed in ultimo ne usarono cinque.

Le navi di figura quasi rotonda, adoperate infino allora per mercanzie, si armarono anco per guerra con nome di Cocche incastellate e questo, secondo le parole dell’Annalista fiorentino – (1*), fu grande mutazione di naviglio nelle nostre marine. Ad ogni uso diverso di guerra adattossi una specie propria di navi. […]

Per costruire, racconciare e armar tante navi quanti i traffichi e le guerre richiedevano, Genova era diventata più che una città, un vasto arsenale. Ove adesso le mura marittime cingono il porto, ivi era riva. Ivi dal molo orientale fino al’ estremità di Prè si fabbricavano navi, coperte in parte da un lungo porticato, chiamato oggi di Sottoriva. Il così detto arsenal della Dàrsena, opera di secoli posteriori, non sarebbe bastato al bisogno.
I lunghi e fragili remi delle galee non avendoci luogo si appendevano alle facciate delle case più signorili; e alcune ne serbano ancora le grosse anella di ferro necessarie a rattenerli; altre hanno pure il cornicione merlato, antico privilegio delle famiglie che tenevano in mare una galea. Nelle riviere regnava pari attività; e le navi fatte in Varazze e in Finale erano molto stimate. Lavoravasi ancora nelle colonie, come modernamente si fa dagli Spagnuoli all’Avana. Molti maestri vi si fermavano colle loro famiglie; e abbiamo trovato memoria che l’anno 1268 Niccolò Savignone domiciliato in Tiro eseguì una commissione di dieci galee; ov’è notabile che l’arte del fabbricante di navi si conserva anche al di d’oggi ne’ suoi discendenti.

Il pregio delle costruzioni genovesi fu riconosciuto per modo, che i regni più polenti d’Europa fecero ogni sforzo per ottenerle e impedirne a’ nimici loro l’acquisto. Da Filippo Augusto fino a Francesco I la marina francese grandemente si valse di navi fabbricate in Genova; gl’inglesi ne comperarono fino a’ tempi di Arrigo VIII; il Portogallo e la Spagna fino a’ di nostri Le cagioni medesime ch’ebbero forza nell’architettura navale, promossero l’arte della navigazione. La diversità delle forme istruì i Genovesi ne’ diversi maneggi de’ remi, delle vele or triangolari, or quadre degli alberi e del sartiame. A misura dell’estensione e varietà delle corse eglino conobbero i periodi de’ venti, gl’indizi delle pendenti meteore, i pericoli de’ banchi, delle secche, degli scogli veglianti, la situazione delle coste, l’entrata, il fondo, le traversie de’ porti, da Londra metropoli dell’Inghilterra fino alla Tana – (2*), principale emporio dell’Asia. A queste pratiche cognizioni aggiunsero l’ uso della sfera armillare, che raffigura il sistema planetario del mondo, degli archi di longitudine e di latitudine che determinano coll’ intersecarsi la posizione de’ luoghi, dell’astrolabio specie di anello di rame col quale gli Arabi cominciarono a misurare l’altezza del polo o il suo complemento, e delle carte nautiche che rappresentano un tratto più o men grande di mare colla figura delle terre intorno e l’indicazione dell’andamento per ogni rombo di vento. – (3*)

La lettura di questo testo permette alcun e considerazioni interessanti:

– La fama ovunque (nel tempo e nei luoghi) della superiorità di Genova (e della Liguria) nelle costruzioni di navi adatte ad ogni uso, mercantile e militare.

– La considerazione che tale supremazia di Genova sia frutto di un lavoro e un impegno secolari che hanno permesso ai costruttori di navi di affinare sempre meglio le proprie competenze.

– L’apprezzamento di quelle qualità e doti tipiche del “ligure”, ieri come oggi: indomito coraggio (allora riferito soprattutto a quello degli esploratori genovesi), il carattere ardito e tenace, la sobrietà (troppo spesso maldestramente confusa con l’avarizia), la modestia dei costumi.

– La messa in evidenza anche delle qualità fisiche di quegli uomini di mare: l’alacrità, la sveltezza dei movimenti sulla nave, la bramosia del viaggio come avventura fine a sé stessa, la baldanza, il vivace e fiero sguardo, la tonicità del corpo seminudo, quasi insensibile e del color del cuoio.

– La superiorità dei bastimenti foggiati nei cantieri di Genova, ovunque riconosciuta, dai tempi delle Crociate in poi, fino ai più recenti Sovrani.

– La capacità di realizzare imbarcazioni sempre più evolute e adatte alle esigenze di navigazione in continuo cambiamento.

– L’immagine di Genova come un arsenale senza soluzione di continuità.

– Il coinvolgimento dell’intera popolazione, quasi senza distinzioni sociali, plasticamente resa nell’immagine dei remi appesi alle facciate delle case più signorili.

– La dichiarata superiorità delle “navi fatte in Varazze”.

– Il contributo dato dai naviganti genovesi allo sviluppo della scienza marinaresca.

Tutto questo riconferma l’utilità della riscoperta del nostro passato, innanzitutto per la sua conoscenza e del conseguente nostro presente e anche come base di un giusto orgoglio, che non ha nulla a che fare con la superbia, ma che è il piacere di chi conosce da dove hanno avuto origine le sue radici e ne va sempre fiero.

Tiziano Franzi

_____________________________
(1*) – Annalista fiorentino: Giovanni Villani, Nuova Cronica, Libro VIII, 77;
(2*) – Tana: L’odierna Azov, in Ucraina;
(3*) – Storia della antica Liguria e di Genova scritta dal marchese Girolamo Serra, tomo IV, Capolago Cantone Ticino, Tipografia Helvetica, MDCCCXXXV.

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