Ponente Varazzino


14 Gennaio 2009

Varazze – Architettura moderna estranea a luoghi e tradizioni

Comitato spontaneo di quartiere “Ponente Varazzino e dintorni“
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Varazze, 14.01.2009.

torre-fuksas-alla-margonara.jpgPonentevarazzinoNews

Architettura moderna estranea
a luoghi e tradizioni

“Molto danno in questi anni è già  stato fatto come ad esempio con la costruzione del porticciolo di Varazze, con un progetto che sembra più adeguato ad una località  sciistica che al lungomare della fragile cittadina ligure, o come il costruendo porto di Imperia, che nei prossimi decenni verrà  portato ad esempio dell’insensibilità  di questi anni.”

Quando ci capita di leggere affermazioni come quella sopra riportata ci spiace e addolora; si riaprono vecchie ferite mai completamente guarite, anche se forzatamente e necessariamente accantonate, per un elevato senso di civica responsabilità  nei confronti della nostra bella e tanto amata cittadina. Anche noi avremmo voluto vedere un’architettura più simile a quella tradizionale ligure, meno impattante e ugualmente rispondente alle aspettative economiche dei proponenti.

Non è stato possibile evitare l’anomalo inserimento degli chalet e non vogliamo riaprire qui nuovi confronti sullo stesso argomento, ma solo evidenziare giudizi spesso sentiti in ambienti qualificati, in considerazione del prossimo importante intervento di recupero urbano del retroporto che, se non adeguatamente rivisto, rischia di aumentare in modo esponenziale il distacco architettonico già  fin troppo presente in città , oltre ad aggravare disagi che da tempo segnaliamo agli Amministratori Comunali e Regionali.

Riportiamo quanto pubblicato da “mentelocale.it“ del 14.01.2009 – L’architettura moderna? àˆ troppo moderna.

Un dibattito senza fine: forme strane e squilibrate che non si inseriscono nel contesto naturale. Dal porto di Varazze alla torre di Fuksas – di Luca Mazzari.

ospite a Genova per un doppio appuntamento. Alle ore 16, presso la Sala conferenze dell’Ordine degli Architetti (piazza San Matteo 18), per discutere del libro di Jacques Derrida, Adesso l’architettura, insieme a Enrico Pinna, Simone Regazzoni e Francesco Vitale. Poi, alle ore 17.45, presso la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, in occasione della mostra Lucio Fontana Luce e Colore allestita fino al 15 febbraio 2009, nell’incontro dal titolo Fontana e lo spazio architettonico.

La presenza di Massimiliano Fuksas nella sede dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Genova, per discutere di territorio e nuove architetture, riavvia il mai sopito dibattito sull’architettura moderna e la sua perdurante incapacità  di sapersi inserire nel contesto con armonia ed equilibrio.
 
Si ritiene che questa incapacità  sia insita nell’architettura moderna stessa e che le cause principali vadano ricercate nelle sue strane forme, negli inconsueti materiali con i quali è realizzata, spesso lontani da quelli che riteniamo tradizionali, nelle sue proporzioni e dimensioni squilibrate, nella sua incapacità  a sapersi confrontare con cose e persone senza creare attriti, disagi, conflitti; ma le cose non stanno esattamente cosà¬.

La pensilina progettata nel 2001 per gli Uffizi dall’architetto Arata Isozaki, non era sbagliata perché moderna, ma perché il pur bravo architetto giapponese non fece alcuno sforzo, prima di progettarla, per immedesimarsi con il luogo per il quale la stava immaginando, con i suoi equilibri e le sue contraddizioni, negando il linguaggio architettonico di quella parte di città . Lo stesso può valere anche per altri innumerevoli e autorevoli progetti sbagliati, come la copertura dell’Ara Pacis a Roma dell’architetto Richard Meier, più simile ad un autolavaggio che ad un trasparente scrigno del monumento dell’Antica Roma, com’era nelle intenzioni.

Ma quando a dettare le scelte progettuali sbagliate concorrono non solo l’insensibilità  progettuale di architetti più o meno blasonati, ma interessi privati barbaramente speculativi, il danno diventa enorme e irrimediabile.

I motivi che determinano il saccheggio del nostro territorio sono infatti sostanzialmente individuabili nella mai doma speculazione sollecitata, voluta e sostenuta da molti costruttori e compiacenti politici, già  narrata nel 1963 con tagliente lucidità  da Francesco Rosi nel suo film Le mani sulla città  e nell’adesione a questo scellerato programma da parte di altrettanti sedicenti architetti che si prestano, per ambizioni personali e quattrini, a soddisfarne l’inarrestabile processo.

La Liguria è diventata cosà¬, negli anni, facile preda della speculazione in libertà , degli accordi di programma che annullano qualsiasi strumento urbanistico in difesa del territorio, di amministratori incapaci di gestire il bene pubblico in tandem con architetti che, in preda a deliri di onnipotenza, li assecondano,  mettendo loro a disposizione i tre, quattro o cinque studi che hanno sparsi per il mondo.

Molto danno in questi anni è già  stato fatto come ad esempio con la costruzione del porticciolo di Varazze, con un progetto che sembra più adeguato ad una località  sciistica che al lungomare della fragile cittadina ligure, o come il costruendo porto di Imperia, che nei prossimi decenni verrà  portato ad esempio dell’insensibilità  di questi anni.

Talvolta però la politica si ricorda di essere tale e agisce di conseguenza, fermando con coraggio e a furor di popolo progetti fuori scala e senso come la torre in mezzo al mare per il nuovo porticciolo turistico di Savona, pensato lungo la costa e la purezza delle sue acque, il solito garage a pelo d’acqua di imbarcazioni  inutili per undici mesi l’anno.

Il progetto è firmato proprio da Massimiliano Fuksas che racconterà  ai suoi colleghi di Genova come si senta incompreso al pari del suo progetto, vittima di essere d’architettura moderna, incompresa e vilipesa pure lei, senza motivo. Ma anche questa volta la responsabilità  non è dell’architettura moderna, della quale non possiamo comunque  fare a meno anche perché è l’unica che riusciamo a produrre, ma della cronica incapacità  dei progettisti a produrre progetti che non siano sbagliati e che dimostrano più sensibilità  alle parcelle che agli equilibri del territorio.

_^_^_^_

Da “vetrina-eventi“ il profilo di  Massimiliano Fuksas.

Di origine lituana, Massimiliano Fuksas nasce a Roma nel 1944, dove si laurea in architettura all’Università  “La Sapienza” nel 1969. Nel 1967 crea il suo studio romano, cui seguono nel 1989 e nel 1993 i suoi studi di Parigi e di Vienna.

Dal 1994 al 1997 è membro delle commissioni urbanistiche di Berlino e di Salisburgo.

Nel 1998 gli viene conferito il premio alla carriera “Vitruvio International a la Trayectoria” a Buenos Aires.

Dal 1998 al 2000 è direttore della VII Biennale Internazionale di Architettura di Venezia “Less Aesthetics, More Ethichs”, con la quale è riuscito a stimolare, seppur in maniera provocatoria, la riflessione su architettura Estetica ed Etica. Attraverso la sua architettura, sviluppata nel corso degli anni, ha influenzato molti giovani architetti sia in Italia che in Europa.

Nel 2002 è insignito dell’ Honorary Fellowship dell’AIA (American Institute od Architects).

Nel 1999 riceve il Grand Prix d’Architecture Franà§aise e l’anno successivo viene nominato Accademico Nazionale di San Luca ed insignito Commandeur de l’Orde des Arts et des Lettres de la République Franà§aise.

Da gennaio 2000 cura la rubrica di architettura del settimanale “L’Espresso” fondata da Bruno Zevi.

La carriera accademica di Massimiliano Fuksas include l’insegnamento in numerose università , tra le quali la Staadtliche Akademie der Bildenden Kunste di Stoccarda, l’Ecole Spéciale d’Architecture di Parigi, l’Akademie der Bildenden Kunste di Vienna, la Columbia University di New York e la Sapienza di Roma.

Da molti anni dedica un’attenzione particolare allo studio dei problemi urbani nelle grandi aree metropolitane. Attualmente vive e lavora a Roma e a Parigi.

Il direttivo.

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