Ponente Varazzino


17 Novembre 2009

Il Governo ha posto la fiducia sulla privatizzazione dell’acqua

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Varazze, 17.11.2009.

PonentevarazzinoNews

l'acqua-non-e-piu-pubblica_90909Il Governo ha posto la fiducia sulla privatizzazione dell’acqua

Lo temevamo e si è puntualmente verificato; il Governo ha posto la fiducia sul decreto legge salva infrazioni europee e tra questi la liberalizzazione dell’acqua. Cosa dire …? Si continua a mortificare il Paese ed allontanare sempre più gli elettori dagli eletti.

La lotta a difesa dell’acqua pubblica deve proseguire con rinnovata determinazione; troppo grande il rischio che corriamo. Un invito a tutti i politici locali: sostenete la nostra richiesta, manteniamo la gestione e distribuzione dell’acqua in mano pubblica.

Per approfondire:

Da “Il Secolo XIX” del 17 novembre 2009 – La fiducia sulla privatizzazione dell’acqua scatena le proteste.

Il governo ha chiesto il voto di fiducia alla Camera sul decreto legge salva infrazioni europee. A dare l’annuncio in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, motivando la scelta con il fatto che il decreto deve essere convertito in legge entro il 24 novembre, pena la decadenza. Numerose polemiche ha suscitato l’articolo 15, che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua.

 L’opposizione teme infatti che l’affidamento ai privati del servizio idrico (pur mantenendo pubblica la proprietà della rete), possa portare ad un incremento delle tariffe. L’articolo 15 interviene anche sull’azionariato delle società ex municipalizzate e prevede per i soci pubblici l’obbligo di scendere al 30% entro dicembre 2015. La fiducia sarà votata domani nel tardo pomeriggio. Il via libera definitivo dovrebbe esserci nella giornata di giovedì.

LE PROTESTE

«Si sarebbe arrivati subito ad un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l’articolo sui servizi pubblici locali che non ha il coraggio di discutere né di spiegare alla gente»: lo ha detto nell’Aula della Camera Marina Sereni del Pd dopo che il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Ronchi. «Questa fiducia – spiega Sereni – non è certo motivata dall’ostruzionismo dell’opposizione da dalla mancanza di fiducia del governo rispetto ai propri deputati». Durissimo anche Massimo Donadi (Idv): «Voi umiliate il Parlamento e offendete la democrazia; siete una maggioranza appecoronata felice di non lavorare per un giorno». E Michele Vietti (Udc) ha ribadito che l’aspetto tempo, denunciato dal ministro Vito come alla base della fiducia a Montecitorio sul decreto, è causato dal fatto che il testo sia stato per troppo all’esame del Senato. Una circostanza condivisa, questa, appieno da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui «servono regole certe sui tempi certi per l’esame dei provvedimenti».

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Da “la Stampa” – Acqua in mano ai privati, il governo pone la fiducia

L’Idv: daremo battaglia in aula. La Lega: il testo va migliorato.

ROMA. Il governo ha posto la fiducia sul decreto Salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. A prendere la parola il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, il quale ha aggiunto che la fiducia sarà votata su un «maxiemendamento» con un testo «identico» a quello approvato dalla commissione che «è identico a quello arrivato dal Senato».  Il Carroccio, però, si smarca. «Il testo arrivato dal Senato è migliorativo rispetto a quello originario, però la Lega sull’articolo 15 (quello sui servizi pubblici locali che contiene anche la privatizzazione dei servizi idrici) avrebbe voluto migliorarlo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell’acqua pubblica». Ad affermarlo il vicecapogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni.  [Continua … ]

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Da “Repubblica” – Il governo blinda il decreto Ronchi. Ronchi: “Vogliamo velocizzare”

Stabilita la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, il pubblico sotto il 30% -Acqua privatizzata, via alla fiducia – L’opposizione: “Saliranno i prezzi” – La Lega in difficoltà: “Votiamo ma non ci piace”

ROMA – Via libera alla privatizzazione dell’acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. E scatena l’ennesima bagarre con l’opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito (“scelta per velocizzare i tempi”) non bastano. Anche perché di tempo per l’esame della Camera ce n’era: il decreto, che l’esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.

Tema del contendere è il cosiddetto ‘decreto Ronchi’ che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l’affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l’assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall’ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.

La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi ‘piu’ dilatati per quanto riguarda i rifiuti.  [Continua … ]

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Da “PeaceReporter” – Acqua pubblica. Ai privati

Il governo mette la 28ma fiducia proprio sulla privatizzazione dell’acqua.

“Un giorno ci faranno pagare anche l’aria che respiriamo”. Il vecchio adagio del mugugno popolare presto si potrà applicare a un bene pubblico e prezioso come l’acqua. Che sarà privatizzata – cosa privata – entro il prossimo mercoledì. Non serviranno a nulla le proteste dell’opposizione riformista e cattolica, nè l’invito a riflettere rivolto al PdL da parte degli alleati della Lega. Sul decreto Ronchi è stata posta, per la ventottesima volta, la questione di fiducia. Si blinda la decisione del governo filoimprenditoriale di togliere l’acqua al popolo, e lo si fa bruciando, di fatto, tutte le regole della democrazia parlamentare.

A far pensare che l’operazione legislativa sia l’ennesimo sfoggio dei muscoli da parte della maggioranza è proprio la questione di fiducia. Il colonnello del premier al quale è stato affidato l’arduo compito di comunicare la decisione ai parlamentari è stato Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, che ha giustificato il dictat di Berlusconi con un laconico “scelta per velocizzare i tempi”.
 
Dopo l’approvazione in Senato, avvenuta il 4 novembre scorso, il tempo per una corretta, e doverosa, discussione a palazzo Montecitorio ci sarebbero stati tutti – il provvedimento scade fra una settimana. Solo che il “B-Style” impone di imporre le decisioni di quelli che di voti elettorali ne hanno ottenuti di più. Ed ecco così che o si consegna l’acqua alle multinazionali o si va tutti a casa che, come noto, non è proprio un costume tipicamente italiano. Quindi il quadro che si prospetta è evidente.

Articolo 15. É il fulcro della protesta. In base alla sua applicazione la maggior parte dei servizi ora di competenza degli enti locali verranno liberalizzati (privatizzati). Escluse le gestioni del gas, del trasporto ferroviario regionale e delle farmacie comunali, tutto ciò che prima era di competenza delle giunte locali verrà fagocitato da aziende private. Queste beneficeranno della norma che vieterà allo Stato e agli enti territoriali di mantenere quote di capitale superiori al 30 percento sui servizi. Il resto sarà nelle mani delle Spa che, dopo il 31 dicembre del 2010, non potranno più essere assegnatarie dirette dei servizi ma dovranno obbligatoriamente concorrere a gare d’appalto per la gestione degli stessi. E anche sulle gare d’appalto le usanze italiche sono, purtroppo, ben note.

Peace Reporter ha raggiunto Emilio Molinari, presidente del Contratto mondiale sull’acqua.

Come giudica questa mossa politica del governo?

La fiducia è l’ultimo capitolo di un misfatto che va avanti dal 2003. La privatizzazione in Italia ha una specificità di obbligatorietà che non è stata richiesta dall’Unione Europea. Oltre che un atto di privatizzazione è dunque un atto autoritario e anticostituzionale che sottrae poteri ai Comuni e alle Regioni. Gli enti territoriali stanno diventando forti grazie ai comitati e dal Friuli al Veneto, passando per la stessa città di Milano il Pd ha fatto capire che l’acqua non si tocca. Anche in Parlamento ci sono state forti ripercussioni se si considera, ad esempio, che la Lega ha dovuto subire la fiducia. La partita non è comunque chiusa. Se il decreto dovesse passare inviteremo le Regioni a fare ricorso alla Corte Costituzionale o, in ultima istanza, proporremo un referendum.

Cosa cambierà per i consumatori?

I termini di cambiamento ci sono suggeriti dalle realtà di tutte le privatizzazioni: peggioramento del servizio, aumento delle tariffe e licenziamenti. Guardiamo l’esempio Telecom, le varie Centrali del Latte e quello dell’Alitalia. In tutti i comuni italiani dov’è stata già privatizzata l’acqua è avvenuto il peggio. Roma rappresentava il fiore all’occhiello nel campo della fornitura idrica, con tariffe basse e un servizio eccezionale. Dopo la privatizzazione i rappresentanti delle aziende private con quote di partecipazione minoritarie nelle società di servizi hanno iniziato a monopolizzare i consigli d’amministrazione e a fare la voce grossa e le tariffe continuano a salire vertiginosamente. A Bologna dove il servizio idrico era di prim’ordine la privatizzazione ha portato ad un deterioramento delle reti con perdite di resa del 30-35 percento. Senza considerare il raddoppio delle tariffe e la chiusura degli uffici di controllo in città strategiche nei quali sono stati licenziati decine di dipendenti e esperti molto preparati.

Le piccole e medie imprese riusciranno a superare la sfida con le multinazionali?

Assolutamente no. Se si guarda alle quattro big nazionali Acea, A2A, Hera e Iride si potrà notare che tutte hanno già dentro diversi uomini nei Cda delle varie aziende che attualmente riforniscono d’acqua i comuni italiani. Senza contare che la Suez Lyonnaise des Eaux, colosso francese, è già pronta ad acquistare l’acqua dai comuni italiani, che saranno obbligati a vendere e a riacquistare a prezzo triplicato. È una svendita dell’acqua italiana ai privati e alle aziende straniere.

Se il decreto dovesse passare, come ormai sembra certo, l’Italia si troverà di fronte ad una crisi idrica?

Non c’è legame diretto tra le due cose. Tuttavia se l’attuale diminuzione delle risorse idriche al sud dovesse continuare e se non si dovessero interrompere i prelievi di montagna l’acqua inizierà a scarseggiare. In quel caso sarà difficile l’approvvigionamento di questo bene comune. Se il parlamento dovesse approvare il provvedimento ci troveremmo di fronte ad una situazione per cui un bene di tutti, l’acqua, diventerà un privilegio riservato ai pochi che avranno le risorse finanziare per accedervi. Antonio Marafioti.

Fonte: PeaceReporter

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