Ponente Varazzino


3 Luglio 2008

Varazze – Mestieri di una volta – Poesie dialettali di Mario Traversi

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Varazze, 3.07.2008.                          Home page

Mestieri di una volta – Poesie dialettali di Mario Traversi

Mario Traversi - copertina-i-mestieri-di-una-volta-jpg.jpg“Cercare, per ricordare il mondo di una volta, nella ruota infinita del tempo che scorre implacabile.” Mario Traversi.

Il nostro insigne concittadino, Mario Traversi, giornalista, Presidente di “U Campanin Russu“, scrittore di narrativa ed appassionato poeta dialettale, vincitore di numerosi premi ed importanti riconoscimenti, ha pubblicato un novo libro di poesie in dialetto, dal titolo che non lascia dubbi sul contenuto: Mestieri di una volta (Mestae de ‘na votta), con bellissime illustrazioni del noto artista Roby Ciarlo, che potete acquistare nelle edicole e librerie di Varazze.

La prefazione dell’Autore:

I più sono scomparsi, schiacciati dalla modernità  e dal consumismo che non ammette rattoppi ma un continuo rinnovo. E così tanti mestieri se ne sono andati in punta di piedi, lasciando ricordi di mondi ormai lontani, quando il vivere era diverso e la gente cercava di risparmiare su tutto, affidando i pochi beni e oggetti di cui disponeva alla cura di abili artigiani che sapevano ripararli con una spesa abbastanza contenuta, che rispecchiava economie povere ma ricche di saggezza.

Ne rimangono ormai pochi di quei mestieri che parlavano la lingua dei paesi e dei quartieri, ultima retroguardia di un esercito che ha combattuto con onore epiche battaglie, oggi ridotto a fantasma di un passato irripetibile.

Ed è per non dimenticarli che ho voluto ricordare in questa piccola raccolta di poesie, espresse nella “lingua” delle nostre radici, insostituibile per recuperare termini e modi di dire tipici legati indissolubilmente alla nostra cultura, alcuni di quei mestieri che hanno fatto parte degli usi e costumi delle passate generazioni, omaggio ad artigiani che spesso sconfinavano nell’arte vera e propria.

Accanto ad essi vi trovano degno posto attività  non propriamente artigianali e accenni di professioni ancora in piena efficienza, ma che si sono modificate per le esigenze che la modernità  impone. Inoltre, in un riassunto che vuole ricordare i piccoli, tanti negozi che vanno sempre più scomparendo sotto l’incalzare di una rete commerciale che non lascia spazi di sopravvivenza agli ultimi tenaci “ridotti” di una guerra irrimediabilmente perduta, una poesia, in calce alla raccolta, ne ripropone l’atmosfera legata a un mondo già  di ieri.

Sono echi di voci ormai spente, che per un attimo riascolteremo in un viaggio sentimentale, a ritroso, quasi una nostalgica musica di sottofondo ad una Liguria che non c’è più!

Ci ripromettiamo di pubblicare, sulle nostre pagine online, un completo profilo dell’autore, e segnalare tutte le altre sue opere, date alla stampa in passato. In questo post proponiamo una sua poesia classificatasi al terzo posto nel famoso ed importante concorso di poesia dialettale di Alassio 2002 (ndr – seguirà  in prossimi post quella classificatasi al primo posto nel 2005):

Da “Concorso di poesia dialettale Ligure premio “Alassio” pag. 32 del pdf online:

3° CLASSIFICATA ANNO 2002

Mario Traversi – Opera: “Mainn-a”

Dialetto di Varazze

Mainn-a
O mâ o ghe zeughe ‘n gïo
comme ‘n gatto
co-o rumescello de lann-a.
o-a sbatte, o l’accaresse
e o remesce divertïo
l’Öu antigo da seu ainn-a.
Mainn-a:
pròu de libertae
pe ochin, fi ggieu e chen;
pe-i vëgi a passeggiâ
sciû e zû in riva a-o mâ
Mainn-a:
ûn tempo ti viveivi
co-i gossi e co-e lancette,
quande i pescoéi ëan tanti
e-e donne se bagnâvan in fadette.
Oua e cöse son cangiae
e ti te pösi squaexi tûtto l’anno
pe riaddesciâte a-o bâxo de l’estae,
a-i passi insegûi di bagnanti
e a-e donne… in po’ ciû despûggiae.
Ma a tûtti ti sae dâ a coae de vive,
squaexi comme a sa fâlo
unn-a vera moae…

Traduzione

Spiaggia
Il mare ci gioca attorno
come un gatto
col gomitolo di lana.
La sbatte, l’accarezza
e rimescola divertito
l’oro antico della sua rena.
Spiaggia:
prato di libertà
per gabbiani, ragazzi e cani;
per i vecchi a passeggiare
su e giù in riva al mare.
Spiaggia:
un tempo vivevi
con i gozzi e con le lancette,
quando i pescatori erano tanti
e le donne facevano il bagno in sottoveste.
Adesso le cose sono cambiate
e ti riposi quasi tutto l’anno
per risvegliarti al bacio dell’estate,
ai passi insicuri dei bagnanti
e alle donne”¦ un po’ di più spogliate.
Ma a tutti sai dare la voglia di vivere,
quasi come sa farlo
una vera madre”

Per chi vuole approfondire l’argomento poesia dialettale, riportiamo alcune precisazioni e ragionamenti, tratti sempre da “Concorso di poesia dialettale Ligure premio “Alassio”

La poesia in terra ligure

Un luogo comune e un po’ consunto afferma che i liguri sono gente chiusa e poco socievole, aspra come la loro terra. Sarà! Curioso che da questo popolo arcigno siano usciti tanti e tali poeti ed artisti che hanno saputo esprimere i pensieri ed i sentimenti umani con suoni e parole di respiro universale, dagli anni delle prime lingue volgari eredi del latino, fino all’epoca del villaggio globale di lessico angloamericano.

Il Premio Nobel vinto da Eugenio Montale nel 1975 ed il lauro di poeta in musica che accompagna il ricordo di Fabrizio De Andrè affondano le loro radici plurisecolari nei versi di poeti e trovatori del lontano Duecento. Geograficamente vicina all’area originaria della cultura occitana, la Liguria ospita i primi trovatori più insigni, alcuni dei quali genovesi di origine come Folchetto da Marsiglia (1180), forse l’unico ligure amato da Dante. Mentre Folchetto verseggiava in provenzale, le prime rime in volgare genovese sono di Rambaut de Vaqueiras nel 1190.

Liguri di nascita, di sensibilità  e sentimento sono Lanfranco Cigala (1250) e Bonifacio Calvo (1260) che poetarono in volgare provenzale e galiziano. Chi dà  al volgare ligure dignità  di lingua letteraria è l’Anonimo Genovese. Di lui si sa che era di Genova, si chiamava Lucheto, era affiliato alla Confraternita di Beata Caterina Vergine e nel 1301 riscuoteva la gabella delle tasse a Savona.

Le sue “Rime”, 147 in dialetto genovese, in parte di poesia storica e civile, lasciano trasparire l’amore che l’Anonimo ha per la sua terra. Se la poesia ligure in lingua italiana dei secoli XVII e XVIII (a parte forse quella del savonese Gabriello Chiabrera), non è di qualità  eccelsa, ricchissima è in tutti i secoli quella in volgare ligure. Seguaci dell’Anonimo sono i Cinquecenteschi Paolo Foglietta e Barnaba Cigala Casero, nel Seicento Gian Giacomo Cavalli e Giuliano Rossi e nel Settecento Stefano de Franchi.

Nell’Ottocento l’unità  nazionale ridimensiona a dialettale la letteratura regionale che continua ad esprimersi nella poesia di Martin Piaggio, Michele Pedevilla e Nicolò Bacigalupo (autore teatrale ancora di fama grazie al fenomeno Govi). Il Novecento propone Carlo Malinverni ed il savonese Giuseppe Cava, ma soprattutto Edoardo Firpo. Il dialetto di Firpo racconta le cose minute, gli angoli grigi della sua Genova, il mare mutevole e sfuggente. Ricchissima la produzione poetica della periferia regionale, dall’esperienza di “A barma grande” ventimigliese, alla forza comunicativa di Paolo Bertolani che si esprime nel dialetto di Lerici.

Negli anni Cinquanta ci fu “una linea ligure” nella poesia italiana, determinata da poeti schivi e solitari la cui poetica toccava temi esistenziali legati al paesaggio ligure scabro e asciutto; il più celebre, dopo Eugenio Montale, fu sicuramente Camillo Sbarbaro, spirito irrequieto noto in tutto il mondo, oltre che per la poesia, per i suoi studi sui Licheni. Sono ben evidenziati in tutte le antologie italiane Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, “poeta maledetto” di provincia, Giorgio Caproni (si trasferଠa Genova a 10 anni), Italo Calvino (per la sua poesia), Adriano Grande, Giovanni Descalzo e Adriano Guerrini. Vivente e felicemente attivo fra questi è il genovese Edoardo Sanguineti.

La poesia dialettale ligure moderna

Il potere cognitivo, il merito estetico e la saggezza sono le caratteristiche comuni della poesia dialettale ligure moderna. Varia l’accento a secondo da dove proviene; da un paesino all’altro la “parlata” cambia. Pochi chilometri di distanza bastano per far sentire un’inflessione diversa, una cadenza ed un’intonazione particolare, ma la radice è quella.

Il processo di formazione dell’uomo ligure è alla base di tutte le sue emozioni: uomo libero, nato libero ha una cognizione dei valori del mondo tutta particolare e possiede il dono di dialogare con esso, in piena armonia con la natura che lo circonda. Anche la percezione del tempo, per esempio di una poetessa o di un poeta ligure è, a mio parere, del tutto particolare; così legato alla luce che viene dal sole e dalle stelle, così vicino ai colori che caratterizzano le stagioni a diverso livello cromatico nelle sfumature e nell’intensità  di colore.

Il “mare” che nel dialetto ligure parlato è quasi sempre pronunciato alla stessa maniera della parola “male”, negli elaborati poetici, appare sempre pieno di luce e di movimento tanto che, le cose circostanti e l’intero paesaggio sembrano vivere al ritmo del flusso e riflusso della marea. E poi la campagna! Le casine che ammiccano attonite tra i ciuffi della vegetazione sempre verde sono esaltate dalla poesia fino a diventare verosimili protagoniste degli elaborati.

Come i profili gibbosi, disordinati, bizzarri dei monti innevati che biancheggiano sulla sommità , pulsando di vita. Ci sono dei passaggi segreti tra la vita e la poesia che portano, attraverso le cose quotidiane, verso una chiara genialità  trascendente. Sempre alla fine della lettura di una poesia in dialetto ligure resta la consapevolezza di aver acquistato qualcosa in termini di saggezza.”

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